LA MONNEZZA ESIGE SOLIDARIETA’

È giusto essere uniti davanti alla bandiera. O alla Costituzione. O, ancor di più, davanti alla memoria di coloro che sono morti per la Patria. Insomma, è giusto, è necessario ritrovare unità davanti alle istituzioni autorevoli e ai sacrifici che hanno fatto l’Italia.
  Più difficile essere uniti davanti all’immondizia. In queste ore convulse dove la classe politica discute a momenti dei massimi sistemi (sistemi elettorali, coalizioni, riforme) e a momenti dei sacchi di pattume, l’Italia è chiamata ad una prova dura. E però determinante. Più che davanti alla bandiera, sarà davanti ai sacchi di immondizia che si vedrà se qualcuno in questo secolo e mezzo, oltre a far l’Italia, ha fatto anche gli italiani. Perché le proteste, il non voler dare una mano nel momento dell’emergenza, sono il segno di un Paese che forse non c’è più. O forse non c’è mai stato. Al contrario, sono questi i momenti in cui si possono, si devono alzare le voci, le azioni, le disposizioni che diano un segno di compattamento.
  Gli abitanti che amano la propria casa, quando scoppia un incendio corrono ai ripari, ognuno facendo il possibile. Non si perdono in accuse reciproche. Non si fermano a fare considerazioni intelligenti ma ora inutili. Di fronte all’incendio di vergogna, allo scempio a cui anni di incuria hanno ridotto la meravigliosa e tremenda Napoli, è inutile ora dividersi nelle accuse, o sostare nelle analisi. Anche perché se Napoli affonda, a Milano non possono certo rallegrarsi. Se Napoli viene sepolta dai propri liquami e dalla vergogna, a Torino, a Trento, a Roma non possono non tremare.
  Gli italiani nelle loro lingue hanno diversi nomi per lo stesso fenomeno: spazzatura, pattume, rusco, monnezza… Ma devono ora parlare una sola lingua, quella dell’emergenza. Se un governo è messo in crisi dalla spazzatura, non sarà la spazzatura a render grande l’opposizione. Perché è l’Italia intera a perdere, a es­sere vilipesa agli occhi del mondo, e a perdere dignità dinanzi ai nostri occhi. Un Paese che lascia affondare nello schifo una delle sue città più belle e rappresentative, che rispetto, che dedizione può chiedere ai propri cittadini, ai giovani e a coloro che fanno già tanti sacri­fici per campare?
  Occorre essere a disposizione per il bisogno che c’è. Alcune regioni l’han fatto prontamente, altre no. E certi gruppi invece han pensato che era giusto protestare, sottrarsi. Ma dividersi ora non serve a niente. Sarebbe di certo più facile fare uno sforzo solidale se dalla classe politica venissero segni chiari di assunzione di responsabilità. Di ammissioni, di atteggiamenti conseguenti. Sarebbe più facile chiedere unità e disponibilità ai cittadini, se dai responsabili politici venisse un segnale chiaro di sincera ammissione. Ma se non ora, verrà il momento del giudizio politico e delle con­seguenze. Verrà la correzione e se necessario l’intervento chirurgico.
  Ora, occorre la solidarietà nazionale. Non comprendere la gravità della prova, e soffiare sul fuoco delle divisioni rischia ora di essere altrettanto colpevole di chi ha lasciato che l’incendio di vergogna di­vampasse. L’unità davanti alle prove non è un segno di debolezza. Di cedevole ‘vo­lemose bene’. La forza di una nazione si ha quando il popolo non ha come legge suprema quell’adagio secondo il quale sui grandi principi si è d’accordo ma non si tollerano disturbi alla quiete del pro­prio giardino.
  In questa montagna di spazzatura sta un avvertimento, forse uno degli ultimi all’Italia. Se non ci si abitua a guardare più in alto del proprio tornaconto, cresce qualcosa dal basso che finirà per soffocare tutti. E a quel punto sarà patetica, oltre che inutile, la distinzione tra coloro che avevano ragione e quelli che han­no avuto torto. Se di fronte alla emer­genza di tale vergogna che ci cresce ad­dosso ci si divide invece di unirsi, il destino sarà di non distinguere più l’Italia dalla sua spazzatura.
 

Leave a Response