Appaltati i lavori strada Savoca-Chiesa arabo-normanna

CASALVECCHIO – E’ stata aggiudicata la gara d’appalto del primo lotto dei i lavori di costruzione della strada di collegamento tra la Provinciale 19-Savoca e la 17-S. Pietro e Paolo. Aggiudicataria, l’impresa Ati. Costo dell’intervento per realizzare il primo tratto è di circa 650 mila euro.
“L’obiettivo dell’ente Provincia – ha evidenziato il dirigente del VII Dipartimento, Giuseppe Celi  – consiste nella valorizzazione, sia dal punto di vista turistico che culturale di importanti arterie stradali”. Il nuovo collegamento andrà così a valorizzare ultreriomente la stupenda chiesa arabo-normanna dei Santi Pietro e Paolo di Casalvecchio Siculo. Un monumento che viene definito uno dei meglio conservati e ritenuto dagli esperti unico nel suo genere in tutta Europa. Per raggiungere attualmente la chiesa è necessario percorrere il greto del torrente Agrò oppure l’impervia stradina che scende da Casalvecchio verso valle. Percorsi proibitivi soprattutto per i pullman turistici o per chi non ha dimistechezza con il territorio. Un bene storico-culturale fino ad oggi fortemente penalizzato per l’inefficienza dei collegamenti. Adesso dopo decenni di parole è arrivato il momento delle cose concrete con l’appalto dei lavori. 

 

CENNI STORICI. Sembra che il tempio sia stato realizzato intorno al 560 dai Frati Basiliani, ma venne totalmente distrutto dagli arabi alcuni secoli dopo. La conferma della data di riedificazione viene dal “Diploma di Donazione” con il quale Ruggero II nel 1116 ne dà concessione agli stessi frati. In questo documento si legge, infatti, che il Re, ritornando da Messina a Palermo, durante una sosta in Scala S. Alexi (l’attuale S. Alessio S.), fu avvicinato da un monaco venerabile, Abate Gerasimo, che chiese al giovane sovrano la facoltà e l’aiuto di riedificare il tempio. Ruggero II concesse ai frati basiliani il permesso di riedificare la Basilica nel luogo dove sorgeva già da vecchia data, essendo stata saccheggiata ed abbattuta durante l’invasione Araba.
Fu fatta, quindi, ricostruire col Monastero basiliano adiacente nel 1117, grazie alla magnanimità del Re normanno.

In seguito ai danneggiamenti subiti durante il terremoto del 1169, che scosse l’intera Sicilia orientale, la Chiesa venne rinnovata nel 1172 dall’architetto francese Gherardo, che indubbiamente apportò nuovi ed esclusivi elementi stilistici ed architettonici. Lavori di restauro che, come giustamente osserva il Lojacono, sono realizzati su un organismo costruttivo, cioè su una struttura, già esistente, pertanto, il corpo principale della Chiesa sarebbe opera di un architetto rimasto ignoto, che ha saputo fondere in un perfetto connubio elementi di arte bizantina, araba e normanna.

Della datazione dell’ edificio, fa fede l’ epigrafe incisa sull’architrave del portale principale, dove si legge in greco antico:
 “ fu ricostruito questo tempio dei SS. Pietro e Paolo da Teostericto Abate di Taormina a proprie spese. Possa iddio ricordarlo nell’ anno 6680 (1172). Il capo mastro, Gherardo il Franco ”.

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