No referendum. Doppi incarichi, schiaffo alla gente

I deputati aspiranti sindaci, come ad esempio il capogruppo di Alleanza nazionale Salvino Caputo, già sindaco di Monreale (comune con più di 30.000 abitanti) che in passato ha dovuto dimettersi per via dell’incompatibilità, può ora stare tranquillo e riproporsi. Nei corridoi di Sala d’Ercole, peraltro, circola voce che fra gli aspiranti presidenti di provincia, che ora potrebbero candidarsi vi sarebbero anche il capogruppo dell’Udc Nino Dina, che punterebbe alla provincia di Palermo allo scadere del mandato di Francesco Musotto, e il suo vice, l’on. Rudy Maira, in corsa a Caltanissetta. Soddisfatto, per il fallimento dell’iniziativa referendaria, il capogruppo di Forza Italia Francesco Cascio che era intervenuto pesantemente contro quei deputati azzurri che avevano inizialmente sottoscritto la richiesta di referendum. Per Cascio, infatti, si è così evitato “di sperperare 16 milioni di euro” !
Che la legge sui doppi incarichi, al di là del referendum, resti un’intollerabile prepotenza della politica che non vuole cedere nulla e continua a rimanere arroccata su privilegi intollerabili, appare a tutti chiaro. Tranne agli interessati politici che seguitano a trovare giustificazioni, persino ammantate di eticità (come il risparmio di denaro) pur di proseguire. A dispetto delle attese dei cittadini che ormai hanno ben presente il quadro di comparazione: in Germania un parlamentare ritiene assolutamente improponibile un secondo incarico e si stupisce che qui non solo è possibile ma auspicato e sancito con legge. Quanto allo “spreco” di quattrini, sarebbe bastato non approvare la legge che offende chi non ha neppure un lavoro e vede invece deputati che contemporaneamente vogliono essere anche sindaci o presidenti di provincia, e altro.
E che il fatto sia grave, per giunta in un momento di crescente distacco della gente dalle vicende politiche, lo confermano alcune prese di posizione di parlamentari della stessa maggioranza di Palazzo dei Normanni. Mentre vi è chi impegna il nome dei partiti pur sapendo di parlare a titolo personale.

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