Scuola, si cominci all’insegna della concretezza

L’anno scolastico che comincia in questi giorni – sia pure in date differenziate – un po’ in tutta Italia, appare caratterizzato da alcune significative novità. Il ministro Fioroni ha mantenuto la promessa, fatta all’atto del suo insediamento, di non mettere in cantiere un’altra riforma globale. Dopo anni di tensioni e di battaglie sui massimi sistemi, la scuola può ricominciare all’insegna della concretezza, misurandosi con problemi che ne condizionano il quotidiano funzionamento e che, al di là delle differenti vedute di fondo, possono trovare tutti concordi nell’impegno di risolverli.
In primo luogo, le assurdità di un meccanismo di valutazione che da molti anni a questa parte ha consentito agli studenti che non volevano studiare di accumulare debiti, senza mai doverne rispondere e andando avanti lo stesso. Fino all’anno scorso, la formula degli esami di Stato era funzionale a questa logica perversa, riservando il giudizio sul lavoro svolto in classe agli stessi docenti che lo avevano diretto e ne erano perciò responsabili solo davanti a se stessi. Già a partire dagli ultimi esami la reintroduzione nelle commissioni di una componente esterna ha prodotto i suoi frutti, inducendo i professori a una maggiore severità fin dal momento dell’ammissione e ristabilendo un minimo di selezione. Il ministro ha inoltre giustamente rilevato la necessità che i corsi di recupero siano seguiti da un esame che valuti se l’alunno ne ha realmente tratto profitto. Su questo ancora non ci sono provvedimenti precisi, ma in ogni caso, dall’anno 2008-2009, chi non ha saldato i debiti scolastici non potrà esser ammesso agli esami.
Siamo davanti a una svolta che, al di là delle singole misure normative, introduce nella scuola italiana un clima di maggiore rigore, stimolante sia per gli alunni che per i professori, di cui francamente si sentiva il bisogno. L’anno che comincia dirà se questa sollecitazione verrà effettivamente recepita, in primo luogo dal personale docente, ma an che da tutto il resto del personale della scuola, dai genitori e dagli alunni.
Un secondo tema all’ordine del giorno è rappresentato dal fenomeno del bullismo e dalle varie forme di violenza che nel corso del passato anno scolastico hanno fatto la loro apparizione sul grande palcoscenico di Internet, rivelando un degrado allarmante non solo di ciò che una volta si chiamava “disciplina”, ma anche del clima educativo delle nostre scuole. L’anno che si sta aprendo sarà un banco di prova importante per verificare le capacità del nostro sistema d’istruzione di tornare ad essere, in qualche modo, anche un ambiente umano dove alle nuove generazioni possano venire trasmessi, insieme alle nozioni, anche dei valori elementari quali il rispetto degli altri, soprattutto dei più deboli, l’accettazione delle regole della convivenza, il giusto rapporto con chi esercita l’autorità.
Non sarà facile. La scuola si trova a svolgere la propria funzione educativa all’interno di una società che, per molti versi, esalta l’individualismo sfrenato, l’arroganza, la trasgressione delle regole etiche e giuridiche. I furbi disonesti, se godono degli appoggi adeguati, finiscono per avere ragione. Sono questi gli esempi che spesso si impongono ai nostri ragazzi, a livello sia privato che pubblico. E non solo a loro. I primi a chiedersi che senso abbiano oggi gli ideali celebrati nella cultura che trasmettono sono gli stessi insegnanti, spesso lasciati soli, con uno stipendio di fame, da una società che li guarda con sufficienza e non riconosce più il loro ruolo culturale.
Si riuscirà a creare una virtuosa circolarità tra il rifiorire delle aspettative e della fiducia da parte dell’opinione pubblica e la riscoperta, da parte di tanti docenti, della loro identità e delle responsabilità che ne derivano? La risposta verrà dai fatti, nei prossimi mesi. Quel che fin da ora è certo è che essa avrà un peso decisivo sul futuro non solo della nostra scuola, ma del nostro Paese.

Leave a Response