Messina. Scandalo all’università: primi interrogatori

MESSINA – La gestione e l’appropriazione di fondi, con ipotesi di falso e peculato, nella conduzione del progetto Lipin, al centro degli interrogatori di garanzia sostenuti ieri dai due indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulla facoltà di Medicina veterinaria, deflagrata venerdì con i provvedimenti del gip Genovese.
Stefano Augliera, il primo a essere sentito dal gip, e il prof. Giuseppe Piedimonte hanno risposto alle domande del magistrato che ha vagliato il lavoro dei pubblici ministeri Nastasi e Sciglio, sotto il coordinamento del procuratore capo Croce. Interrogatori blindatissimi e notizie trapelate con il contagocce. Il responsabile amministrativo Augliera e il responsabile scientifico del progetto Lipin, il prof. Piedimonte – 3 milioni 300 mila euro, quasi interamente coperti dalla Regione – avrebbero dato spiegazioni sugli episodi contestati, per lo più la gestione del denaro e la programmazione dei “servizi”. I due indagati hanno ricostruito le finalità del progetto Lipin, i ruoli via via ricoperti da coloro i quali sarebbero stati beneficiati dall’attività svolta a vario titolo, o magari non svolta o “gonfiata”. Pesanti i rilievi: dal peculato al falso in atto pubblico. Diversi gli aspetti ancora da chiarire al di là del passaggio rappresentato dagli interrogatori di garanzia. A conclusione dei quali le difese hanno chiesto al gip, che s’è riservato di decidere, quanto meno l’affievolimento del regime restrittivo.
Nessuna decisione potrà tuttavia essere assunta se prima non verranno ascoltati anche gli altri indagati.
Agli arresti domiciliari: il prof. Battesimo Macrì, cui si muovono contestazioni – tentata concussione – nell’ambito del “primo” filone d’indagine, la gestione del concorso che avrebbe dovuto veder vincitore il figlio, nonché l’attribuzione di un posto per ricercatore a Veterinaria, e il ventaglio dei reati conseguenti che la Procura ha contestato al docente; quindi, Eugenio Capodicasa e la compagna Ivana Saccà, funzionario del Rettorato il primo e dipendente Unilav la seconda, incaricati del progetto Lipin, accusati di essersi indebitamente impossessati di somme: da qui la serie di peculati contestati. E domani sarà sentito (in un primo momento l’interrogatorio era stato fissato per martedì) anche il prof. Raffaele Tommasini, che nella qualità di delegato del rettore e “saggio” nominato dal Senato accademico, avrebbe dovuto dare motivazione legale alla mancata assegnazione della cattedra dello “scandalo” al dott. Spadola. Nei confronti del prof. Tommasini, la cui posizione appare oggettivamente marginale rispetto a quelle degli altri indagati, pende una richiesta della Procura di sospensione dalle funzioni. Così come per il rettore Franco Tomasello e i professori Salvatore Giannetto e Giovanni Germanà, docenti di Medicina veterinaria. Questi ultimi tre indagati saranno ascoltati martedì mattina. Solo dopo il gip Genovese stabilirà se la richiesta di sospensione dalle funzioni dovrà essere accolta o meno.

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