Giardini, sequestrate opere d’arte, assegni e soldi

GIARDINI NAXOS – Un giro vorticoso di assegni e contanti ha condotto i finanzieri del drappello antiriciclaggio del nucleo di Polizia tributaria di Messina a mettere fine alle attività di un trentottenne messinese, sedicente consulente finanziario, esperto di “trading on line”, una modalità di investimento mobiliare effettuata in gran parte via internet, che  raccoglieva somme da privati investitori con la promessa di guadagni di tutto rispetto.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Scalia. Il 38enne risultava sprovvisto di ogni tipo di autorizzazione. L’uomo avrebbe dovuto essere in possesso dell’iscrizione ad un apposito albo, la cui mancanza è sanzionata penalmente con la reclusione sino a quattro anni.
Sulla scorta di una segnalazione dell’Ufficio italiano dei cambi, le “Fiamme gialle” hanno iniziato a verificare le movimentazioni sui conti correnti del presunto consulente finanziario, riscontrando che le operazioni di compravendita di azioni via internet si susseguivano con elevatissima rapidità per importi considerevoli. E’ stato inoltre accertato che l’uomo riceveva da più parti (imprenditori, professionisti, pubblici dipendenti) somme ingenti che apparentemente sembrava impiegare interamente nel mercato azionario telematico.
Le indagine hanno portato ad un’altra interessante scoperta: oltre alle operazioni di borsa, l’uomo comprava e vendeva opere d’arte, mobili antichi e d’antiquariato, sculture e dipinti, per milioni di  euro.
La perquisizione della lussuosissima villa di Giardini Naxos  di proprietà dell’indagato ha consentito il sequestro di materiale archeologico, in corso di valutazione da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina, e di un vero e proprio museo privato sul valore dei cui pezzi sono ancora in corso serrate indagini.
Il 38enne è stato posto agli arresti domiciliari ed i suoi conti correnti sequestrati.
Oltre all’arrestato altre tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati perché sospettate di essersi prestate alle operazioni illecite condotte dall’uomo.

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