Cose siciliane. Lavoro fisso ed eternamente precario

Una volta c’erano gli uomini, quelli che si alzavano al mattino e si muovevano fra intemperie e problemi di ogni genere, senza mai scoraggiarsi, sfidando il mondo e le sue ambiguità. Poi la politica scoprì il “posticino fisso eternamente precario”, una sorta di contentino da dare a quelli che, per problemi di vario genere, legati al carattere, alla preparazione, alla propria storia, non riuscivano ad andare oltre un certo target personale di capacità, così si ritrovarono in mano una terribile arma: lo stipendio, un piccolo stipendio, fatto del minimo indispensabile per non essere chiamati: “morto di fame”.
Questi lavoratori capirono che non avrebbero mai potuto affrontare le esigenze della vita moderna con quei quattro soldi, così pensarono bene di andare a protestare nelle sedi opportune per chiedere di essere messi nelle condizioni di vivere decentemente e dignitosamente. Ma la politica scoprì un’altra cosa: la promessa di stabilizzazione del precariato.
E intanto gli anni passano e il giovane precario diventa adulto, ha il bisogno di creare una famiglia e quindi di mantenerla o quantomeno parteciparne al mantenimento. Così, non vedendo la promessa trasformarsi in fatto, si arrabbia fortemente e torna a protestare. Nel frattempo il politico è cambiato, è stato sostituito, e il precario crede che questo nuovo suo interlocutore abbia tutto l’interesse di stabilizzarlo. Ma anche stavolta c’è un’altra promessa.
Passa il tempo: finalmente comincia la stabilizzazione di una parte di questi precari. Ma la politica ha bisogno di truppe nuove da spremere: nascono nuovi precari, detti “LSU”, Lavoratori Socialmente (inu)Utili. La storia ricomincia.
Nel frattempo arrivano quelli del Servizio Civile; poi gli altri di altre cooperative. La Regione rischia di esplodere e taglia fondi importanti per la cultura, lo spettacolo, la sanità, la ricerca, settori in cui ci sono veri e propri imprenditori che rischiano di girarsi di fallire e mandare a casa altri lavoratori. La politica decide di cooptare anche questi scontenti. Come?
Con la promessa. E prometti e prometti… Intanto il tempo passa, i figli crescono e le mamme imbiancano, ma le promesse continuano. Così ancora c’è chi, invece di rimboccarsi le maniche e cercare di sbarcare il lunario con le proprie forze, si fa illudere da questo o da quel politico, che, in cambio del voto, gli promette il posticino a 400,00€ al mese.
Mi chiedo: è questa la Sicilia di Archimede? Federico II? Don Luigi Sturzo? E’ questa la terra che, all’arrivo di Garibaldi, si unì ai Mille e cacciò via il Borbone?

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