Taormina, omicidio Muscolino: c’è un innocente

TAORMINA – «Quell’orologio non credo fosse di mio marito, mi ricordo di un cinturino marrone, non blu». E’ la clamorosa dichiarazione rilasciata nell’aula del Tribunale di Messina dalla moglie dell’imprenditore Pancrazio Muscolino, nel corso del processo per omicidio che si sta celebrando in Corte d’assise. La vicenda della sanguinosa rapina di contrada Chianchitta, a Taormina, del settembre 2005: l’imprenditore Muscolino, venne centrato dai colpi sparati da uno dei nomadi che avevano assaltato di notte la sua villa.
La dichiarazione è clamorosa perché proprio sulla precedente identificazione di quell’orologio da parte della moglie di Muscolino, si basava l’accusa di ricettazione a carico del serbo Nenad Pantic, 29 anni, l’uomo che fu il teste-chiave del processo e che si era sempre dichiarato innocente, e – adesso è chiaro dopo gli accertamenti –, si lasciò morire di stenti e venne ritrovato il 12 maggio del 2006, esamine, sulla spiaggia di Maregrosso (è ancora formalmente imputato nel processo).
In precedenza infatti la signora aveva “riconosciuto” l’orologio, un Fendi, in una foto in bianco e nero, inviatale oltrettutto per via telematica. In aula invece durante la ricognizione di tutti gli oggetti che fanno parte del bottino sequestrato ai nomadi, prendendo in mano quell’orologio e vedendolo “a colori”, si è accorta che il cinturino era blu, mentre il marito – ha detto –, ne portava uno con il cinturino marrone. È caduta così in aula l’unica accusa a carico di Pantic, che venne arrestato la sera successiva l’assalto a Villa Muscolino.
Il 6 gennaio del 2006 Pantic, mentre era in carcere a Palermo fu autore di una clamorosa protesta: s’arrampicò sul tetto dell’Ucciardone e per 11 ore gridò d’essere innocente, vittima d’un errore giudiziario.

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