Si prova a rilanciare l’intervalliva Ionio-Tirreno

Strada provinciale, intervalliva a scorrimento veloce “Ionio-Tirreno” ovvero strada “San Piero Patti-Francavilla di Sicilia”: l’Amministrazione Leonardi prova a rilanciare il progetto infrastrutturale più ambizioso tra quelli previsti nel suo programma: quel “preliminare” redatto dalla società Technital, che, dopo aver incassato i pareri favorevoli di tutti i comuni interessati, della Soprintendenza ai Beni culturali e del Genio Civile, si è clamorosamente impantanato a seguito della revoca, in autotutela, da parte del Servizio “Via” dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente, del parere positivo di “prefattibilità” che lo stesso ufficio aveva accordato alcuni mesi prima, il 13 marzo 2006.
Motivo della bocciatura maturata a Palermo l’agosto scorso, l’accoglimento dei punti di denuncia della dura diffida presentata sul progetto dal Club Alpino Italiano e dalla Legambiente Sicilia: «palese ed insanabile contrasto – avevano scritto Gianni Mento e Salvatore Granata – con le previsioni della proposta di riperimetrazione del “Parco Fluviale dell’Alcantara”, pubblicata presso i comuni interessati sin dall’agosto del 2005», ai sensi, dunque, delle norme di salvaguardia dello stesso Parco, di cui all’articolo 24 della legge 14 del 1988». Inevitabile domandarsi cosa sia avvenuto tra Messina e Palermo dallo scorso settembre ad oggi, in oltre sei mesi che potevano servire a dare lumi sulle chances di un progetto così rilevante.
Nessuno, difatti – da qualunque legittimo punto di vista muova – può ignorare che si tratta dell’unico progetto riguardante la grande viabilità della provincia di Messina ad essere inserito nel vigente Accordo di programma Quadro “Stato-Regione” ed, in quella sede, già finanziato con due milioni di euro, sia pure soltanto per la progettazione preliminare. Ed appunto il “preliminare”, nel 2004, è stato aggiudicato dalla Provincia alla società Tecnhital di Verona, che lo ha redatto e consegnato dopo aver lavorato su cinque diverse ipotesi progettuali, e tutto ciò a causa del maggior costo dell’opera (rispetto a quello indicato dal Disciplinare di gara sulla base di un progetto di metà anni 90) derivante dall’aggiornamento dei prezzi e dall’adeguamento al Codice della strada entrato in vigore nel 2001.
Una premessa. Come si ricorderà, il presidente Leonardi, considerando la “bocciatura” infondata perché l’ampliamento del Parco non è ancora tradotto in un decreto, ha deciso di muoversi in due direzioni: da un lato la Provincia ha dato mandato al prof. Tigano per il ricorso cautelativo al Tar contro la revoca – del parere positivo – decisa dalla Regione, dall’altra ha cercato di “riaprire il dialogo” con gli stessi uffici dell’Assessorato Ambiente, ovvero di verificare quali potessero essere i correttivi per risolvere la contrapposizione tra il progetto viario ed il Parco Alcantara di cui, peraltro, la Provincia fa parte! In concreto, molto poco.
Mentre il Tar deve ancora pronunciarsi sul ricorso di legittimità contro la Regione, sembra impantanata l’invocata (e probabilmente più ragionevole) via del dialogo e della collaborazione tra istituzioni. Ne abbiamo parlato con il responsabile unico del procedimento per conto della Provincia, l’ingegnere Benedetto Sidoti Pinto. Il dirigente della Viabilità indica una possibilità di soluzione non senza un riconoscimento delle ragioni di merito di Cai e Legambiente: «Sicuramente ci sono alcuni punti di interferenza, precisamente sei, tra il tracciato progettuale e alcune zone “A” e “B” del Parco dell’Alcantara sulla base della nuova proposta di perimetrazione: circa 5 chilometri sui 31 complessivi della strada, poco prima di Roccella Valdemone (per chi viene da Montalbano) e tra Moio Alcantara e Francavilla. La nuova proposta però – puntualizza Sidoti – è stata fatta da un commissario dell’Ente Parco, non dal Cda, tuttora non insediato, quindi non va ascritta alla Provincia, laddove tutti i comuni interessati all’Intervalliva hanno dato ad essa parere favorevole».
Il nodo, però, è un altro. Perché non trovare le soluzioni, se possibili? «L’ipotesi più concreta, alla quale ho lavorato assieme al gruppo di progettazione – spiega Sidoti – è quella di far coincidere, in quelle delimitate zone d’interferenza, il nuovo tracciato con quello esistente, naturalmente allargandolo ed ammodernandolo. Dallo scorso novembre attendiamo indicazioni in tal senso dal dirigente generale dell’Assessorato regionale. Proprio oggi ho appreso che la “pratica”, che prima era all’esame del Servizio sesto (Parchi e Riserve) si trova ora all’esame del Servizio secondo. Ma probabilmente la cosa migliore sarebbe una seduta ufficiale della Commissione Parchi e Riserve della Regione di cui fanno parte tutti gli interessati, tra cui le stesse associazioni ambientaliste, nel più puro interesse generale». Che si aspetta, dunque, a dare risposte all’intera collettività?

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