Un Paese né di destra né di sinistra

Il Governo ha avuto la fiducia e il presidente Prodi nel suo intervento ha indicato la prospettiva dentro la quale si muoverà in futuro l’azione di governo. Potrebbe accadere che finalmente, conclusa la fase delle dichiarazioni “muscolari”, si apra una stagione politica improntata ad una maggiore ricerca di consenso dentro e fuori il Parlamento.
La domanda che ci si può porre oggi è se sia possibile individuare alcune aree tematiche che diano al Paese, finalmente, un po’ di tregua e un po’ di stabilità. Da “militante del sociale” mi permetto di indicarne quattro.
La famiglia: è auspicabile una svolta radicale rispetto alle politiche condotte in questi decenni, non più provvedimenti una tantum ma un deciso investimento nell’unica realtà che ci permetterà di pensare davvero al futuro. La finanziaria ha aperto un percorso, ma occorre fare di più. Le piattaforme sono già a disposizione e da tempo: dal quoziente familiare alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia, dal riconoscimento del lavoro di cura alla tutela della maternità e del lavoro, della donna in particolare. Basta leggere le tante proposte elaborate dal Forum delle Associazioni familiari. E per cortesia lasciamo da parte i Dico, serve ben altro.
La tutela della vita e il diritto a morire con dignità: non vorremo ritrovarci ancora a dover difendere il fondamento che sta alla base del sentimento costituzionale e repubblicano. Non esistono i diritti umani se non viene garantito anzitutto il diritto alla vita. E dunque no all’eutanasia mascherata dal falso pietismo, no ad una legge sul testamento biologico confusa e ambigua come lo sono quelle depositate in Parlamento, no all’aborto chimico spacciato come vittoria delle donne. Si alle cure palliative contro l’abbandono terapeutico (altro che accanimento) e sì a sostegni adeguati per le famiglie che hanno malati gravi da accudire. Scienza & Vita nella sua campagna contro l’eutanasia e l’accanimento terapeutico ha fatto proposte chiare e praticabili .
Una politica della pace che attiva tutti gli strumenti che la diplomazia e le organizzazioni civili hanno maturato in questi decenni, una pace perseguita con il multilateralismo, che non dimentica l’utopia e la profezia ma accetta il limite della politica e la scelta, senza se e senza ma, di stare con le democrazie occidentali e con la fatica-di-fare-Onu. Non solo Afghanistan ma anche le guerre dimenticate in Africa e il genocidio nel Darfur, come ha ricordato Romano Prodi.
Ed infine il welfare: responsabilità, premura per la ferialità, pari opportunità. La legge quadro 328 tratteggiava il futuro: sistema integrato di servizi, una presenza delle organizzazioni del terzo settore non sostitutive e neppure alternative al sistema pubblico. Una sussidiarietà orizzontale finalmente praticata, non per privatizzare come taluni intendono, ma per incrementare le responsabilità e lo spazio pubblico. Ancora troppi sono i poveri in questo paese, troppo alta è la dispersione scolastica, troppe le famiglie che stentano a far quadrare il bilancio a fine mese, quasi inesistenti gli ammortizzatori sociali per gestire una flessibilità nel lavoro a misura di persone. Desideriamo pensare ad un paese per davvero solidale e al contempo competitivo nello scenario economico internazionale, un paese né di destra né di sinistra: solo un buon paese per tutti coloro che lo abitano.

 

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