Messina. Il sindaco Genovese pronto a dimettersi

MESSINA – “Sono pronto a concludere anticipatamente il mio mandato amministrativo se il Governo nazionale non manterrà gli impegni assunti per la crescita di Messina”. Questo lo “sfogo” del sindaco Francantonio Genovese nel corso del lungo intervento di apertura della Conferenza economica cittadina, che si è aperta ieri pomeggio nel Salone delle Bandiere di palazzo Zanca alla presenza del vicepresidente del Consiglio dei Ministri, on. Francesco Rutelli, e che si concluderà oggi, sabato 17.  I I lavori, presieduti dall’assessore alle politiche finanziarie, Mario Centorrino, sono stati aperti dall’intervento del sindaco, Francantonio Genovese, e del presidente della Provincia regionale, Salvatore Leonardi. Il sindaco nel porgere il saluto della Città, dell’Amministrazione Comunale ha detto che “un saluto ed un ringraziamento non formali, ma particolarmente sentiti, per la vostra partecipazione, che – per i ragionamenti che svilupperemo anche nell’incontro odierno – va ben al di là del solito rituale. Con questa Conferenza Economica Cittadina, infatti, abbiamo inteso aprire un confronto – anche serrato – sulle prospettive di sviluppo di Messina. Qui, in sostanza, si discute del presente e del futuro di una città dalla storia millenaria, che non vuole arrendersi alla deriva del sottosviluppo a cui sembrerebbe – non da oggi – irreversibilmente condannata. E non si tratta di una discussione accademica, di un episodico convegno tra addetti ai lavori, di un vuoto esercizio oratorio. Lo dimostra l’alto livello – quantitativo e qualitativo – dei partecipanti ai lavori propedeutici a questa conferenza. Lo testimoniano i qualificati interventi che abbiamo ascoltato in questi due giorni. Lo conferma la generale attesa di risultanze concrete che questo appuntamento ha generato in tutta la nostra comunità. E’ ovvio comprendere – se si è in buona fede – che i contenuti di questo confronto non appartengono al Sindaco ed alla sua parte politica, ma a tutta la città, perché da essa provengono e verso la stessa sono orientati in direzione dello sviluppo. Ci saremmo aspettati – ed ancora ci aspettiamo – un contributo di idee anche da parte di quei partiti che oggi hanno scelto la più facile via della polemica pretestuosa. Siamo, comunque, ancora fiduciosi di trovare insieme le più ampie convergenze possibili sui punti qualificanti programmatici e progettuali attraverso itinerari percorribili nel medio e lungo periodo. Avviando questa tre giorni di lavori abbiamo registrato, innanzi tutto, lo stato dell’arte degli strumenti di programmazione di cui la città si è dotata, evidenziandone limiti sia sul piano della sistematicità, che sul piano delle prospettive di finanziamento. Successivamente, abbiamo avuto modo di ascoltare – seppure nella necessaria sintesi dettata dai tempi del dibattito – alcuni tra i più significativi contributi che le istituzioni, gli ordini professionali, le associazioni ed il corpo sociale hanno voluto offrire alle determinazioni finali di questa conferenza. L’impressione che ne abbiamo ricavato è che tutti gli interventi abbiano un comune denominatore, un’identica motivazione, una medesima ispirazione: Messina vuole tornare ad essere protagonista del proprio futuro ed ha la consapevolezza che per riuscire in questa non facile impresa debba recuperare la necessaria autorevolezza per proporre – e, se necessario imporre – un proprio modello di sviluppo. Questo è, infatti, il motivo conduttore della CEC, ma non solo di essa. Da questo momento di confronto, che vuole essere anche una prima sintesi di altre occasioni di partecipazione create negli ultimi mesi (il forum civico, il varo di alcuni organi consultivi dell’Amministrazione, il Laboratorio 08/08 per il centenario del terremoto), da questo confronto – dicevo – stanno emergendo le coordinate per lo sviluppo della città, che saranno poi oggetto di una più precisa elaborazione nella successiva stesura del piano strategico della città. In primo luogo, si sottolinea il valore di un metodo, che privilegia la partecipazione dal basso ed esalta il coinvolgimento dei portatori di interessi ed il dialogo tra le istituzioni e la platea degli attori sociali del territorio. Emerge, poi, un’esigenza indifferibile, che è quella di individuare le priorità obiettive compatibili con il disegno della città, ovvero quelle scelte di fondo da cui non possano in futuro prescindere le linee programmatiche degli amministratori di turno. Questo è il compito che – attraverso la CEC – l’intera città si è assegnato ed ha inteso svolgere fino in fondo, nella consapevolezza che sia il giunto il momento di mettere a sistema programmi, progetti ed interventi, giungendo ad una sintesi – quanto più possibile condivisa – delle linee guida dello sviluppo urbano. On. Rutelli, On. Leanza, On. Cocilovo, sono certo che non sfugga alla vostra esperienza ed alla vostra sensibilità politica il difficile momento che attraversano gli Enti Locali, stretti come sono tra la crescente domanda di legittime istanze a cui dare risposta e l’inarrestabile riduzione delle risorse con cui farvi fronte. Messina, purtroppo, non fa eccezione. Al contrario, essa vive un momento di particolare difficoltà sul piano della disponibilità delle risorse finanziarie dell’Ente a cui si accompagna una più generale situazione di crisi che colpisce quei settori produttivi che finora erano riusciti a dare un significativo impulso all’economia locale.

 A questa situazione di fatto – ha rilevato Genovese –  non è più possibile rispondere con frasi di circostanza o con generiche dichiarazioni ispirate alla buona volontà. E questo vale per tutti: per l’Amministrazione Comunale, da una parte, e per i governi nazionale e regionale dall’altra, così come per l’Unione Europea. Dal documento finale della CEC – che porteremo all’attenzione delle forze politiche prima del confronto in Consiglio Comunale – emergeranno alcune linee strategiche della Messina del futuro, rispetto alle quali siamo chiamati – ognuno per la propria parte – ad assumere impegni precisi. Nell’assumere la guida di questa città non ci illudevamo di poter avere innanzi a noi un cammino agevole per l’attuazione del programma amministrativo. E certamente non avevamo ancora contezza della grave situazione finanziaria dell’Ente, di fronte alla quale sarebbe stato più comodo dichiarare il dissesto, addebitandone le responsabilità a chi ci ha preceduto. Peraltro, la città viene da due anni di commissariamento e ciò ha un indubbio riflesso negativo sulla situazione degli Enti locali, tanto che nella Finanziaria 2007 vi è una norma in cui è prevista la deroga al patto di stabilità per i Comuni commissariati anche per una frazione d’anno negli anni 2004 e 2005. Sarebbe ora opportuno che il Ministero dell’Economia chiarisca se tale deroga è estensibile anche agli Enti locali siciliani in cui la decadenza del Sindaco ha comportato la nomina di un Commissario straordinario in sostituzione della Giunta e del Sindaco. Cari amici e cari concittadini, a darci la forza per non mollare, in questa prima fase del nostro percorso, è stato essenzialmente l’amore per Messina e, soprattutto, l’idea che questa sarà domani la città dei nostri figli e vorremmo che fosse molto più vivibile, attrezzata e capace di avere un futuro. In questa logica abbiamo – tra l’altro – avviato un’azione di risanamento finanziario, dolorosa ma necessaria, che adesso deve essere proseguita e completata con la dovuta determinazione, seppur in un quadro generale che – dopo l’approvazione della legge finanziaria – restringe ancora di più i margini operativi degli Enti Locali. Al tempo stesso, non intendiamo sottovalutare un messaggio preciso che ci giunge dai lavori di questa Conferenza: l’azione amministrativa deve essere più celere, meglio organizzata, più capace di dare risposte in tempi europei. Ciò impone di guardare al nostro interno e di operare una serie di scelte. Gli obiettivi individuati dalla CEC, infatti, sollecitano una profonda, radicale riorganizzazione della macchina amministrativa, stante l’urgenza di dare una governance al modello di sviluppo ipotizzato. Non va, poi, trascurata l’opportunità di adeguare il programma triennale delle opere pubbliche, individuando gli interventi effettivamente sostenibili alla luce della nuova formula del patto di stabilità. Eppure tutto ciò potrebbe non bastare. Per dare un seguito concreto al lavoro di analisi e di sintesi di questi mesi, per garantire ai numerosi progetti già elaborati di conoscere il momento della realizzazione, per passare dagli studi di fattibilità di un’opera all’apertura dei cantieri, è necessaria – infatti – l’interlocuzione con le istituzioni regionali, nazionali e comunitarie e l’individuazione – concreta – delle risorse disponibili.

 E l’appuntamento odierno – ha detto il sindaco –  può essere un’occasione assai utile per cominciare a sciogliere questi nodi. On. Leanza, ti rinnovo il ringraziamento – a nome di tutti i Messinesi – per la tua presenza. Non posso, però, esimermi dal sottolineare che, in un’occasione così significativa per Messina, avremmo molto gradito anche la presenza del Presidente Cuffaro. Non credo sia possibile immaginare che il colore politico di un’Amministrazione condizioni l’atteggiamento del Governo regionale verso una porzione assai significativa del territorio siciliano. Passando dalla forma alla sostanza, occorre ricordare – innanzi tutto – che sul tema del risanamento della zona falcata – dopo avere allontanato il rischio di una e vera e propria espropriazione delle competenze dell’Ente locale – abbiamo dato il nostro contributo alla predisposizione di un accordo di programma che prevede obblighi, responsabilità e governance, ipotizzando un intervento in due fasi: la prima è quella della bonifica dell’intera zona, la seconda riguarda invece la vera e propria valorizzazione di un’area alla quale tutta la nostra comunità riconnette un’importanza strategica nel disegno della Messina del futuro. Ed allora, non me voglia l’On. Cuffaro se dico che non basta promettere 50 milioni di euro per il recupero della zona falcata. Sarebbe più utile – oggi – dire con chiarezza in quale capitolo, voce o sottomisura del bilancio regionale sono stati previsti! Caro On. Leanza, nella giornata di ieri i lavori di questa Conferenza sono stati in gran parte dedicati agli strumenti di programmazione di cui questa città si è dotata. E dopo aver esaminato il quadro degli interventi realizzati non si è potuto fare a meno di sottolineare quanto grande fosse la differenza tra i finanziamenti a suo tempo richiesti e quelli ottenuti a seguito del frazionamento dei soggetti a cui sono state demandate le decisioni su progetti e piani che andavano, invece, considerati in modo unitario. Con una semplificazione – spero efficace – potremmo dire che alla Regione Siciliana i nostri PIT, PRUSST e PIR sono stati “fatti a pezzi”. Solo per citare un esempio, il PIT “Eolo, Scilla e Cariddi” è stato falcidiato in modo incoerente, minando l’impalcatura di tutto il progetto e tradendo la filosofia di un piano integrato territoriale; questa logica ha comportato l’eliminazione di una serie di strutture di attrazione turistica e la decurtazione di oltre quaranta milioni di euro sull’importo finanziabile. Ed il PRUSST non ha avuto migliore fortuna. Gli interventi nello stesso previsti, infatti, erano stati oggetto di un accordo di programma che, poi, la Regione Siciliana non ha onorato ed il Governo nazionale ha scarsamente considerato. Eppure, solo per dare un’idea, in questo programma sono previste le infrastrutture del piano particolareggiato di Larderia e quelle della nuova area ricettiva di Tono – Mortelle, ovvero opere ed interventi di primaria importanza per un valore non inferiore a quaranta milioni di euro. Credo che non sfugga a nessuno il danno provocato allo sviluppo di questa città da tali scelte! E guardando all’immediato futuro – e più precisamente ai fondi del P.O.R. 2007-2013 – posso dirvi con certezza e con grande determinazione che non siamo disposti a tollerare ulteriori casi di disattenzione o di sottovalutazione degli strumenti di programmazione che la nostra realtà è in grado di sviluppare. Perchè, oggi più che mai, non è pensabile ipotizzare un’effettiva crescita del territorio prescindendo da tali forme di finanziamento o – come è accaduto fino ad oggi – accontentandosi delle briciole. On. Rutelli, anche a te rinnovo il ringraziamento per la presenza ad un appuntamento al quale ti sei reso disponibile con la consueta cortesia, pur sapendo che si trattava di venire qui a Messina non per fare “passerella”, ma per chiarire la posizione del governo nazionale intorno ad alcune idee progettuali ed alle loro possibili fonti di finanziamento. Ed infatti, nei lavori di questa Conferenza sono stati puntualmente richiamati alcuni temi che potremmo definire “storici”, come l’accessibilità del territorio, il recupero del fronte – mare, la riqualificazione urbana, insieme ad altri – più attuali ed altrettanto sentiti – come il potenziamento degli approdi di Tremestieri. Caro Francesco, come ricorderai sono temi che abbiamo trattato in campagna elettorale, chiedendo – ed ottenendo – la fiducia degli elettori messinesi. Con loro abbiamo assunto degli impegni che ora vogliamo mantenere. Certamente, per cogliere questi obiettivi restano da affrontare due questioni: le risorse già previste per il Ponte sullo Stretto e quelle da conferire al nominando commissario in relazione alla dichiarazione dello stato di emergenza ambientale a Messina. Sono risorse che noi rivendichiamo con forza perché ad esse può essere concretamente legato il destino di opere essenziali per il definitivo rilancio della nostra realtà urbana. Il tema dell’accessibilità e della protezione civile passa – solo per citare gli interventi più significativi – attraverso il completamento dei nuovi svincoli, la realizzazione della via del mare, il potenziamento degli approdi di Tremestieri, il piano urbano dei parcheggi, l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle vie di collegamento tra la città ed i villaggi. Pertanto, i poteri commissariali non avrebbero senso se privi di adeguate risorse per tali necessarie infrastrutture. Al tempo stesso, non riusciamo ad immaginare quale altra destinazione possano avere i fondi a suo tempo destinati al Ponte se non – in primo luogo – il recupero del fronte-mare della città di Messina con il trasferimento della stazione ferroviaria e l’interramento dei binari, ma anche la realizzazione della strada di mezza costa – nella zona nord – peraltro già prevista tra le opere connesse al Ponte sullo Stretto. Ci ferisce e ci mortifica – come cittadini prima che come amministratori – apprendere notizie sulla destinazione di tali fondi ad altre realtà come Palermo, Catania e persino Formia! Ed allora – ancora una volta – vogliamo ribadire con forza che le risorse preventivate per la costruzione del “ponte” devono essere destinate a Messina e, più in generale all’Area dello Stretto! On. Cocilovo, rinnovandoti la gratitudine per la partecipazione all’odierno confronto, non posso esimermi dal ricordare che anche l’Unione Europea può fare molto per far rinascere Messina. Non mi riferisco, ovviamente, solo ai fondi erogati tramite le regioni, ma soprattutto a quelli che possono provenire direttamente dal FESR e dal Fondo di coesione per azioni il cui costo complessivo superi i 50 milioni di euro per i grandi progetti ed i 25 milioni nel settore dell’ambiente (art. 39 del reg. Ce n. 1083/06 del Consiglio del 11 luglio 2006). Caro Luigi, come sai certamente, la storia di Messina è strettamente legata a quella dell’Unione Europea: proprio in questa sala, nel 1955, con la creazione della CECA si avviò concretamente quel processo di unificazione di cui siamo convinti sostenitori. Ieri Messina ha dato linfa vitale all’Unione Europea. Oggi è giunto il momento di avviare il processo inverso. E – caro On. Cocilovo – i cittadini messinesi confidano anche nel tuo autorevole intervento affinché ciò sia reso possibile. Cari ed autorevoli amici, la città che oggi incontrate non è alla ricerca di facili promesse, ma vuole confrontarsi sui temi del proprio sviluppo con le istituzioni regionali, nazionali ed europee. E vuole farlo concretamente, avendo tutti requisiti, i presupposti e le ragioni per chiedervi certezze sui progetti, sulle risorse e sui tempi di attuazione. Ed è su questo piano che i cittadini messinesi valuteranno l’agire dei governi da voi oggi rappresentati in riferimento al nostro territorio ed alla nostra comunità. Personalmente credo di avere fatto per intero la mia parte.

E colgo l’occasione – ha evidenziato Genovese –  per mettervi al corrente di una notizia rimasta fino ad oggi riservata: circa dieci giorni addietro ho scritto una lettera al Presidente del Consiglio Romano Prodi, con la quale ho chiaramente affermato che se il governo nazionale non mi metterà nelle condizioni di mantenere gli impegni assunti e di creare le premesse per la rinascita di Messina… non esiterò a prendere in seria considerazione – insieme alle forze politiche che mi sostengono – l’ipotesi di rinunciare, sia pure con grande rammarico, a portare fino in fondo questa esperienza amministrativa. E dico con grande rammarico, perchè ho sempre concepito l’impegno politico ed amministrativo come servizio alla comunità sostenuto sempre dall’intenso amore per la nostra Messina. Ma voglio concludere questo mio intervento con sincero ottimismo. Sono convinto, infatti, che il dialogo con tutte le istituzioni trarrà da questa Conferenza Economica Cittadina nuovo slancio e maggiori contenuti. Sono certo che il governo nazionale continuerà ad essere vicino alla nostra città rendendo sempre più concreto e tangibile il suo sostegno; auspico che il governo regionale ricominci a guardare alla terza città della Sicilia con maggiore attenzione e puntualità. Una cosa è certa: una città che trova la forza di unirsi, elaborare proposte e scommettere sul proprio rilancio ha tutte le carte in regola per essere protagonista del proprio futuro e per ottenere – da parte di tutti – l’attenzione ed il rispetto che merita!” Il presidente della Provincia Leonardi ha desiderato, anzitutto, porgere “il più cordiale saluto dell’Amministrazione Provinciale. Un saluto che non va inteso come un atto meramente formale, perchè intende rappresentare la grande attenzione con cui l’Amministrazione Provinciale, pur con le perplessità sull’efficacia dello strumento più volte da me manifestata, guarda a questo confronto su un tema, comunque, di grande interesse; un confronto che, certamente, potrà offrire utili spunti di riflessione non solo agli amministratori ma a tutta la nostra comunità. Infatti, lo sviluppo economico di un territorio rappresenta – per chi ricopre, a qualsiasi livello, incarichi di responsabilità amministrative – la più importante delle sfide da affrontare e – possibilmente – vincere. Com’è noto, in Sicilia, i compiti di pianificazione territoriale sovracomunale e della programmazione economica e sociale sono affidati dalla L.R. 6 marzo 1986 n.9 alle Province Regionali. Con questa consapevolezza, abbiamo elaborato – ed annualmente aggiornato – avvalendoci dell’apporto, tra gli altri, di qualificati docenti del nostro Ateneo nelle discipline economiche, statistiche e territoriali – un programma di sviluppo finalizzato a creare una provincia moderna, capace di salvare e valorizzare i suoi beni culturali e ambientali, appetibile per le imprese, turisticamente attrezzata e, comunque, all’altezza della sua antica vocazione di punto nodale del Mediterraneo. Tutto ciò anche attraverso il rilancio delle nostre produzioni, la difesa dei nostri prodotti da ogni forma di colonialismo, ma anche della nostra cultura, del paesaggio, delle nostre identità locali, immaginando nuove strategie per valorizzare, dal punto di vista turistico, commerciale e occupazionale, un imponente giacimento di beni culturali e di risorse materiali. Copia di detti studi sono stati consegnati al Prof. Centorrino che ha guidato l’organizzazione di questa Conferenza. On.le Vicepresidente, poco meno di un secolo fa, l’Area dello Stretto è stata sconvolta da uno dei disastri più devastanti che la storia umana conosca, cancellato un patrimonio civile, culturale, economico e sociale che, nei secoli, aveva fatto di Messina uno dei centri più fiorenti e dinamici del mondo occidentale, grazie al suo profondo legame con il mare, esaltato dalla presenza di uno dei porti naturali più sicuri del Mediterraneo. Ulteriori devastanti danni Messina ha subito dalla II Guerra Mondiale, tanto da motivare il conferimento della medaglia d’oro al valor militare. Ma lo Stato, Signor Vicepresidente, anziché assicurare interventi capaci di rigenerare condizioni idonee a favorire la rinascita della Città, ha posposto sempre (e continua a posporre) con protervia, gli interessi della comunità messinese a quelli più generali del Paese, facendo del suo territorio piste di passaggio sia per il sistema ferroviario che per il trasporto gommato, privilegiando e mantenendo – soprattutto nel sistema ferroviario – contrariamente a quanto avvenuto a Catania e Reggio Calabria, percorsi tali da rompere il secolare rapporto della Città con il mare e sottraendo, anche a fini di un più ordinato assetto urbanistico, vaste aree pianeggianti e di grande valenza paesaggistica. Ciò ha compromesso, tra l’altro, irrimediabilmente, anche il suo sviluppo quale città a naturale vocazione turistica e determinato le condizioni che hanno contrassegnato l’arretramento delle coordinate economiche e sociali di Messina. Da qui l’estromissione dal mercato delle sue più significative preesistenze produttive, la perdita di centralità nei commerci interregionali, il decadimento del suo rango nell’erogazione dei servizi, la caduta di vocazioni imprenditoriali, l’aggressione al suo ecosistema portata, oltre che dalla speculazione edilizia, dalla pesante servitù di attraversamento subita negli ultimi 50 anni. Da qui, ancora, una pesante disoccupazione, soprattutto giovanile, e la ripresa dell’emigrazione ancor più preoccupante che nel passato, in quanto coinvolgente, in particolare, i giovani più qualificati sul piano intellettuale, scientifico, tecnico e professionale. Nella consapevolezza che la riconquista del ruolo della città capoluogo è condizione imprescindibile di un progetto di crescita dell’intera provincia, la programmazione provinciale ha riservato attenzione privilegiata alla “questione Messina”. Messina, che la maggioranza del Consiglio Provinciale ritiene, ancora una volta, tradita dalla decisione del Governo nazionale di escludere la realizzazione del collegamento stabile nello Stretto dal novero delle opere infrastrutturali di assoluta urgenza e necessità, disattendendo, così, una pluridecennale univoca linea politica perseguita da tutti i Governi (sbaglio, On.le Rutelli?) nonchè la stessa determinazione della Commissione europea Van Miert che ha inserito il Ponte tra i 18 progetti prioritari a livello europeo; senza, peraltro, proporre un idoneo sistema alternativo di potenziamento e velocizzazione del trasporto sullo Stretto. Anzi in questo tempo i nostri concittadini delle due sponde, i “pendolari dello Stretto”, stanno vivendo esperienze da terzo mondo. Ma il Ponte, nella convinzione della stragrande maggioranza dei Messinesi, non realizza solo la fine della insularità, concretando la continuità fisica del territorio nazionale, ma rappresenta, soprattutto, una occasione di rianimazione del sistema produttivo, capace di innescare un processo a catena di trasformazione non solo nel quadro economico ma anche nei comportamenti sociali e politici. Ecco perchè, assieme alle perplessità sulla efficacia della conferenza quale strumento idoneo a risolvere i grossi problemi della città, ritengo inimmaginabile un progetto decisivo di sviluppo di Messina e della sua Provincia, prescindendo dalla grande potenzialità dell’opera e dalla sua capacità di generare un processo virtuoso di trasformazione reale e duraturo. E tuttavia, nel quadro delle prospettive che ci sono date, l’impegno della Provincia Regionale, nella definizione di una strategia di sviluppo urbano con obiettivi generalmente condivisi, si è espresso non solo con i Piani di sviluppo triennale ma anche con il suo ruolo stimolante nel Comitato Interistituzionale per i problemi di potenziamento delle infrastrutture del nostro territorio e di ridestinazione delle risorse provenienti dagli stanziamenti destinati al Ponte, con il contributo dato alla Regione per il POR relativo al Quadro comunitario di sostegno 2007/2013 e con le iniziative assunte per la costituzione dei Distretti produttivi e turistici previsti da recenti leggi regionali. Al centro di tali impegni: la rigenerazione urbana, la riqualificazione del territorio e lo sviluppo economico affinché la città sia chiamata non soltanto a svolgere un trainante ruolo di tipo amministrativo, ma soprattutto a divenire un centro strategico di elaborazione e di offerta di servizi pubblici e privati alle imprese distribuite nell’hinterland, un centro di incubazione e di creazione di nuove imprese e di supporto alla ricerca e all’adozione di nuove tecnologie, un nodo cruciale nei sistemi di trasporto e di comunicazioni. La concertazione con il partenariato istituzionale e sociale ha condotto a larghe convergenze sui riferimenti più significativi della programmazione strategica. Tra di essi: la riconquista del water front riproposta anche dopo il rinvio del progetto Ponte, convinti come siamo che l’affaccio a mare, da Gazzi all’Annunziata, unitamente alla valorizzazione della Regia Cittadella, qualificherebbe Messina come uno degli ambiti urbani più complessi, affascinanti e importanti del Mediterraneo; partecipazione più ampia al turismo in cui la provincia è leader indiscusso in Sicilia. A tal fine in applicazione delta legge regionale n.10 del 15-9-2005 la Provincia Regionale ha proposto, tra gli altri, la costituzione del Distretto Turistico Messina-Eolie legando in tal modo la valorizzazione delle sue grandi risorse paesaggistiche e culturali all’attrattività mondiale del polo eoliano ed alla crescente affermazione della costiera settentrionale tirrenica. Un sistema di mobilità intermodale capace di sottrarre la città alla sua condizione di marginalità. A tal fine concorrono gli interventi programmati nel Poliennale: raddoppio ferroviario (Messina-Palermo, Messina-Catania) via del mare, completamento del sistema portuale Messina­-Tremestieri, aeroporto nella Piana di Milazzo; Riproposizione della città sui mercati interregionali con una offerta competitiva di servizi, ad esempio, nel commercio e nella sanità ed, in particolare di quelli a più alto rango, ricerca, alta formazione, trasferimento tecnologico (che può offrire l’Ateneo), ecologia, marketing, telecomunicazioni, informatica. La salvaguardia ed il potenziamento delle attività manifatturiere sopravvissute alla falcidie degli anni passati. In particolare la cantieristica a sostegno della quale la Provincia Regionale ha aderito allo specifico Distretto Tecnologico inserito nell’accordo di programma Stato-Regione ed ha promosso, sulla base della legge regionale n. 20 del 22-12-2005, il “Distretto Produttivo nautica dei due mari” cui hanno aderito oltre 50 imprese produttrici di imbarcazioni da diporto.

 A questo punto – ha detto il sindaco a conclusione –  mi pare opportuno richiamare un detto delle nostre parti, forse un po’ irriverente e caustico ma certamente efficace: “senza soldi non si canta messa”. Tutto quello che stiamo immaginando corre il rischio di aver dato vita ad una simpatica passerella se non sarà seguito da provvedimenti di assegnazione delle necessarie risorse. Tra l’altro, il sacrosanto diritto al “risarcimento” dei guasti subiti per decenni al sevizio degli interessi del Paese, legittima Messina e l’Area dello Stretto a rivendicare la destinazione – in misura pregnante – delle risorse già destinate alle opere connesse al Ponte, per la soluzione definitiva dei loro gravi problemi di riassetto territoriale, di recupero ambientale, di sviluppo economico. Concludendo  vorrei augurare ciò che scrissi, anni fa, quale Sindaco della città, sulla rivista del Comune presentando un documento di base sulle “Strategie di sviluppo dell’economia messinese”: che da questa Conferenza, cioè, prenda avvio la definizione di “un progetto per la città sul quale costruire un patto di unità cittadina di convergenza su mete comuni”. Ma questo richiede tanto amore per la città e capacità di astrazione dalle logiche di parte”.

 

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