RIFLESSIONE. S. Teresa, città mortificata e umiliata

S. TERESA RIVA – L’avv. Carlo Lo Schiavo difficilmente dimenticherà la serata del 27 gennaio e, probabilmente, se la sognerà come fosse un incubo. Lo Schiavo le ha tentate tutte pur di rimanere su quella sedia. Ma questa è storia ormai vecchia perché a S. Teresa di Riva da stasera bisogna pensare all’immediato futuro, guardare avanti. A conclusione dei lavori consiliari ex primo cittadino ha anticipato che scenderà in campo per riproporsi ai elettori. Che dire? Ci sono stati furbi e stupidi in questo girone dantesco iniziato qualche anno addietro? No. Solo i numeri hanno avuto il sopravvento, il 12 (i consiglieri firmatari della mozione) è stato infatti fatale a Lo Schiavo. Colpe? Secondo il nostro parere, vanno divise equamente tra l’ex sindaco e l’intero Consiglio. E su ciò, crediamo, di non sbagliare. Ora quello che va attenzionata è l’alzata del sipario che introdurrà nuovi scenari. I protagonisti principali? Sempre gli stessi: Carlo Lo Schiavo, Alberto Morabito, l’ex sindaco Nino Bartolotta, pronti ad affilare le armi per il duello del 13 maggio.  Chi sarà l’antagonista di Lo Schiavo?  Prematuro, anche se  da qualche settimana ‘’girano’’  in città nomi che fanno venire la pelle d’oca. Ma questo è discorso che si svilupperà tra qualche settimana. Adesso è tempo dei brindisi per i vincitori e di riflessione per gli sconfitti. E tra i vincitori c’è già qualcuno che mette sulla bilancia il suo peso politico arrivando a contare i propri voti a decine, come se li avesse impacchettati e conservati in frigo. A scanso di equivoci non è Nino Bartolotta perché lui, realmente, ha le simpatie di un vasto elettorato come ce l’ha Alberto Morabito. Il resto sono bla-bla. Una serata questa del 27 gennaio 2007 che entra a far parte di una delle pagine buie della storia politica di S. Teresa di Riva perché, al di là della mozione a Lo Schiavo e dell’automatico scioglimento del Consiglio, c’è da sottolineare il fallimento di un progetto politico, che ha tradito la volontà popolare. Il resto sono parole. Di vero c’è solo la ‘’foto’’ di una città in ginocchio, mortificata e umiliata. I santateresini, ora, si augurano che qualcosa possa cambiare. E il cambiamento, inevitabilmente, è legato a un cambiamento di uomini e idee. Ecco perché si rende necessario un ‘’ripulisti’’ per dare spazio a forze nuove e sane. 

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