S. Teresa Riva. Il sindaco Lo Schiavo messo ko

SANTA TERESA DI RIVA – Dodici consiglieri hanno firmato la mozione di sfiducia al sindaco Carlo Lo Schiavo che è stata presentata al protocollo del Comune dal decano del consiglio, Salvatore Sciacca, su delega dei firmatari. Il presidente del consiglio Alberto Morabito, appena ne ha avuto comunicazione dal segretario comunale, ha convocato l’assise cittadina per sabato 27 alle ore 17 per consentire il dibattito e la votazione. Per passare, la mozione deve essere votata da minimo 12 consiglieri. Dopo dovrà essere comunicata all’assessore regionale Autonomie locali che nominerà il commissario che traghetterà il Comune fino alle elezioni di primavera.
Il documento è stato sottoscritto nella sede del gruppo Bartolotta da sei consiglieri, Alessandro Garufi, Felice Di Bartolo, Jhony Crisafulli, Antonino Prestipino, Salvatore Puglisi e Salvatore Sciacca, quest’ultimo ha fatto da staffetta per recapitarlo nella sede del gruppo Morabito dove lo hanno quindi firmato gli altri sei, Franco Brancato, Giuseppe Sturiale, Carmelo Crisafulli, Alberto Morabito, Carmelo Pagano e Pablo Spadaro.
I dodici firmatari sfiduciano il sindaco eletto il 12 giugno 2004 perchè «per sua scelta personale ed irresponsabile ha voluto rinunciare al vantaggio della collaborazione con una maggioranza certa e legittimata dagli elettori, per dar vita, senza riuscirvi, ad un avventuroso confronto in consiglio comunale», creando, invece, una incompatibilità insuperabile tra i due organi.
Le accuse specifiche sono contenute nel terzo comma: «mancato riordino del personale comunale secondo capacità e funzione; per lo scollamento totale tra esecutivo e consiglio a causa dell’assenza di programmazione collegiale, per la mancata partecipazione alla maggioranza consiliare prima ed al consiglio dopo delle scelte programmatiche effettuate dal sindaco; per la mancata programmazione di un piano commerciale idoneo; per il declassamento del comune da segreteria generale a segreteria di seconda fascia; per l’incapacità del sindaco di creare equilibri politico amministrativi all’interno del consiglio; per la irresponsabile costituzione del gruppo consiliare autonomo “Collegialità e Democrazia” all’interno della maggioranza consiliare; per non avere avviato sino ad oggi l’iter per il Prg; per non avere rispettato i termini sugli atti ispettivi; per avere adottato un nuovo regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi senza chiedere gli indirizzi al consiglio in carica».
L’accusa più rovente è quella di «avere imposto alla città un uso spregiudicato, trasformista ed immorale del voto degli elettori a vantaggio unicamente del mantenimento della propria posizione di potere».
È attesa la replica del sindaco Carlo Lo Schiavo a questo documento unilaterale che scarica su di lui la responsabilità di due anni di malgoverno cittadino. Il bello è che nessuno vuole fare autocritica, la colpa di una partita giocata sulla pelle dei cittadini ed andata male, è sempre degli altri. Il 27 gennaio, quindi, potrebbe concludersi la gestione Lo Schiavo, anticipata rispetto alla scadenza elettorale del 2009, come lo fu quella del suo predecessore, Alberto Morabito, che dopo avere vinto le amministrative del 2003 si dimise quattro mesi dopo l’insediamento. Lo Schiavo è già scampato per il rotto della cuffia ad una mozione di sfiducia presentata il 5 luglio e ritirata per mancanza di votanti il 25 luglio 2005.

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