S. Alessio. Distretti turistici un’occasione ghiotta

S. ALESSIO SICULO – Saranno i “Distretti turistici locali» a determinare il futuro turistico del comprensorio ionico e di tutta la Sicilia. Lo ha ribadito con convinzione il sindaco di S. Alessio Siculo, Giovanni Foti, durante l’incontro con gli albergatori presenti, aggiungendo, fra l’altro, che il Distretto turistico Etna-Taormina, cui aderisce l’Unione dei Comuni delle Valli ioniche dei Peloritani (capofila Randazzo), non è stato ancora riconosciuto dalla Regione Siciliana, ma, se ammesso, sarà il più importante dell’isola.
Il Distretto, nato per fusione tra la Spa Etna-Jonio e l’Associazione Asia (con sede a Taormina) raggruppa ben 94 Comuni tra i quali i 18 dell’Unione delle Valli ioniche (tutti i comuni compresi tra Capo Scaletta e Capo S. Alessio) e ha una disponibilità notevole di fondi per il quinquennio 2007/2011 a favore, soprattutto, delle iniziative private finalizzate allo sviluppo turistico. «Il tallone di Achille per noi – ha sottolineato Foti – è costituito dal numero dei posti letto. soltanto 1600 tra tutti i comuni dell’Unione». Il «privato», dunque, potrà godere dei benefici del Distretto. Deve, però, darsi da fare, predisporre progetti, stilare piani economici, intraprendere iniziative, capire cosa è utile e produttivo e avviare, ampliare, esercizi, dall’attività alberghiera al bar-ritrovo, alla discoteca, al ristorante. Il «pubblico» deve fare «promozione» e, ancora prima, dovrebbe creare le condizioni affinché il privato si senta incoraggiato, stimolato, interessato, a investire qui piuttosto che altrove.
È questo il punto dolente del discorso del sindaco di S. Alessio, discorso, fra l’altro, non nuovo perché iniziato nel 2002 con l’inizio della sua gestione amministrativa allorché cominciò a sollecitare prima la nascita del Consorzio Valdagrò e, poi, quella dell’Unione dei Comuni, organismi realizzati ma mai decollati. Oggi la nuova strada (e la nuova speranza) è quella del Distretto turistico locale (Legge n. 10 del 2005). Intanto strutture e infrastrutture sono quelle di sempre e sempre più carenti: viabilità, parcheggi, posti di ritrovo, di riunione, di svago, spazi liberi, valorizzare di quel che si possiede (specialmente per S. Alessio), collegamenti tra i paesi e con i quartieri, impianti sportivi e centri culturali.
Si tratta delle solite cose che da decenni vengono reclamate. La «promozione» va bene ma, in concreto, si finisce col «promuovere» disagio, ingorghi stradali, congestione dei centri abitanti, povertà di iniziative. Bisogna, dunque, predisporre progetti di cambiamento, altrimenti non resta che prendersela con… i «cattivi» di turno che impediscono di fare e con «la malasorte».

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