Messina, verso il centenario del terremoto

MESSINA – Stamani, alla presenza del viceministro alle infrastrutture, on. Angelo Capodicasa, si è insediato a palazzo Zanca il Laboratorio Messina 0808, verso il centenario del terremoto del 1908. I lavori sono stati introdotti dal sindaco, Francantonio Genovese, cui hanno fatto seguito gli interventi dell’assessore provinciale all’area metropolitana, Carmelo Pino; del rettore dell’Università, Francesco Tomasello; dell’arcivescovo, Monsignor Giovanni Marra; del presidente dell’Ordine degli architetti, Dario La Fauci e del presidente dell’Ordine degli ingegneri, Santi Trovato. Al tavolo tecnico sono intervenuti anche i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali, delle Associazioni professionali, dell’Autorità portuale, della Sovrintendenza, del Museo, della Biblioteca regionale e della Consulta della Cultura. Il sindaco ha ribadito il valore della “ storia di un passato che, ancora oggi, ci appartiene fortemente e che conosciamo attraverso il ricordo e la memoria di chi ha avuto la sventura di viverne i momenti struggenti e di testimoniarne, nel tempo, le sue circostanziate fasi. È un momento fondamentale che ha segnato e che segna l’ineluttabilità degli accadimenti della vita dell’uomo e il cambiamento forzato dell’architettura di una città che non c’è più e che, solo nel riferimento a ciò che era Messina prima del terremoto, rivive i fasti, l’eleganza, lo splendore del tempo che lo ha preceduto. Allora, perché parlare del terremoto del 1908 e farlo tornare alla memoria se, come tutti gli eventi straordinari e sconvolgenti, ha portato lutto e rovina? Questa Amministrazione – non vuole riportare apoditticamente alla luce un evento così triste e nefasto e farlo assurgere a momento di grande enfasi celebrativa ma se ne vogliono cogliere gli aspetti storici e culturali, divenuti pietra miliare della rivalsa di un popolo che è stato costretto a piegarsi dagli eventi ma che non si è spezzato. E’ un popolo, quello messinese, che ha dato prova di grande coraggio, di grande forza di grande valore e che è riuscito, nella disgrazia a stringersi attorno ad una città che ha cominciato, sempre più, a sentire sua, identificandosi in essa – come oggi ritengo che si debba fare – e che ha plasmato i suoi interventi sulla cooperazione, sulla solidarietà, sullo spirito di rivalsa, sui sani valori della fede e della speranza; una città e un popolo, quelli della Messina post-terremoto, da cui trarre esempio e stimolo, in un momento in cui, la grave crisi incombente, richiama tutti a raccolta perché ci si è resi conto che la programmazione e l’individuazione delle soluzioni migliori e condivise, senza le giuste risorse, rimangono lettera morta. Questo è un invito esplicito e diretto che mi sento di formulare al Governo, a nome della città, al vice ministro alle infrastrutture Capodicasa; Messina ribadisce la necessità di ottenere le risorse che erano state destinate alla costruzione del Ponte sullo Stretto perché tutti gli interventi programmati per il rilancio della città (i nuovi svincoli, la via del mare, l’interramento della linea ferrata, il recupero del water-front, il potenziamento dell’approdo di Tremestieri, tanto per fare qualche esempio) non sono più rinviabili e non sono neanche minimamente realizzabili senza quelle risorse. Messina è la città che è riuscita a risorgere, dopo il terremoto, grazie all’opera di suoi figli illustri, tra i quali mi piace ricordare Mons. D’Arrigo – Mons. Paino – le autorità locali dell’epoca – padre Annibale Maria Di Francia – dai quali è nostro dovere mutuare lo spirito indomito e l’amore fortissimo per la città per ricostruire – come essi hanno fatto 100 anni fa – una città e trasformarla, in tutta la sua maturità, nella nostra città, orgoglio di un popolo che non dovrà più permettere che altri, venendo da fuori, se ne approprino e la trasformino in terra di conquista, da sfruttare prima e da abbandonare dopo. Per questo, abbiamo pensato ad un forum – laboratorio – composto da una commissione istituzionale da me presieduta e della quale fanno parte la Provincia regionale, l’Università, la Sovrintendenza, la Direzione del Museo e della Biblioteca regionale, la Curia che ha avuto un ruolo fondamentale nella ricostruzione, l’Istituto Autonomo Case Popolari e l’Ente Teatro – un forum, dicevo, che fosse in grado di creare un trait d’union tra la Messina del 1908 e quella del 2008; una fucina di idee che mettesse assieme cento anni di storia per non disperderne l’identità forte e sentita di mutamenti epocali che, oggi, sono segni di grande distinzione e di un fervore che sembra non essere cambiato e che, anzi, costituisce l’eredità che il superamento dei momenti del 1908 hanno lasciato ad una modernità che non può resistere ai richiami ancestrali del suo passato e dei suoi valori. Verranno costituiti, anche dei comitati tecnici, per permettere a tutta la città di intervenire e partecipare, così come è stato già fatto in occasione del Forum e della presentazione della Conferenza Economica Cittadina. Solo cosi – attraverso cioé questo richiamo alla memoria ed alla condivisione – può farsi strada il pensiero di una rinascita qualitativa della nostra città e del tenore di vita dei cittadini: una rinascita indispensabile, che non può essere inventata o costituire il frutto di insensate improvvisazioni ma una rinascita che sia il risultato di un progetto ad ampio raggio che rappresenti il connubio strettissimo tra questa città e la vita che al suo interno si svolge. Nei momenti terribili, immediatamente successivi al terremoto, Messina ha sperimentato la solidarietà: la solidarietà dei russi , degli americani , dei tedeschi, ma anche quella, massiccia e forte, del popolo messinese, prostrato dall’evento ma sempre altèro; oggi si dovrà pare leva su quello stesso orgoglio messinese che, dopo il terremoto, ha puntato a restituire alla città la sua primitiva dignità; con lo stesso spirito di abnegazione che ha preso il sopravvento sulle insormontabili difficoltà e con lo stesso coraggio con cui sono stati sfidati disagi e privazioni. Oggi, pertanto, è naturale il richiamo a quello stesso senso di solidarietà che si traduce in quella voglia di rinascita che tutti auspichiamo e che dovrà portare ad una riqualificazione del nostro territorio per una sua maggiore e migliore fruizione. L’idea è quella di rimodulare una città che rappresenti nuovamente l’orgoglio dei suoi abitanti, simbolo di una rinascita che sta avvenendo, grazie all’impegno di un’amministrazione che, pur trovandosi, nei suoi primi dodici mesi di attività, di fronte ad una situazione finanziaria di grave deficit, ad una macchina burocratica disorganizzata, a disservizi, a sprechi, e ad una realtà davvero desolante e frustrante, sostenuta dall’amore per la città, si sta prodigando, senza mai mollare, affinché Messina possa veramente risorgere dalle macerie. Per questo sento il dovere di essere riconoscente nei riguardi di quel protagonismo attivo dei cittadini, delle associazioni, degli enti, del mondo sindacale, che già ha espresso la sua disponibilità a condividere scelte, strategie e obiettivi. Già oggi, ad un anno dall’insediamento di questa Amministrazione, volendo tracciare un bilancio sintetico di quanto realizzato, non possiamo non dire che, sin dai primi atti amministrativi, mai si è trascurato di dare la giusta attenzione al risanamento ed in particolare urbano, cominciando dal trasferimento del traffico gommato pesante all’approdo di Tremestieri, che da tanto si attendeva, ma sempre impedito da una radicata indolenza che ha determinato negli anni ritardi gravissimi nella realizzazione di indispensabili infrastrutture. Ed ancora abbiamo dato una forte accelerazione al programma di adeguamento strutturale di numerose scuole ed impianti sportivi. Sta cominciando a realizzarsi l’annoso intervento di sbaraccamento delle aree degradate, che ha rappresentato davvero una vergogna per Messina. Ed ancora 1’avvio dei lavori di riqualificazione di Villa Dante, indispensabile area di verde per questa città, ed altri interventi significativi per il miglioramento della qualità della vita. Ma oggi siamo qui non per fare bilanci ma per inaugurare un cammino, che sarà il cammino di rinascita. Questo è il motivo di un’evocazione così forte che può darci il senso di ciò che si deve fare e di come va fatto; ritengo che il lavoro che questo laboratorio dovrà svolgere, in piena sintonia ed in linea con l’amministrazione che rappresento, dovrà muoversi su alcune direttrici fondamentali, che sono la fruibilità del territorio, la conoscenza delle radici storiche e culturali e la creazione di un’identità strettamente e fortemente legata al passato. Certamente, sarebbe auspicabile, signor viceministro, un intervento legislativo specifico forte, sia del Governo nazionale, sia di quello regionale, con lo scopo non solo di indirizzare significative risorse economiche nei confronti di questa città, ma anche per rendere ancora di più il senso di una pregnante cooperazione delle istituzioni a vario livello per il superamento di quello che ormai possiamo chiamare il “caso Messina” in uno dei suoi momenti più difficili. Aggiungo ancora che non posso esimermi, in questa circostanza, dalla critica di quello che ritengo solo un tentativo malsano e lontano dalla realtà di porre rimedio a questioni regionali, all’interno delle quali rientra Messina, e che attiene all’istituzione dell’Agenzia Regionale che vorrebbe il Presidente Cuffaro: mi sembra un’altra inutile istituzione dalle inconcludenti affermazioni che millantano di voler risolvere problemi territoriali regionali senza neanche averne la minima cognizione. Auspico, invece, un maggior ed immediato interesse del Governo nazionale che affidi alle istituzioni territoriali quelle risorse che sono indispensabili per avviare una nuova stagione di rilancio, di mobilitazione, di risanamento e di ricostruzione. Sarà un anno intenso, il 2008, al cui interno verrà programmata una serie di eventi significativi che daranno il senso di un’evocazione storica nel quadro di una modernità che vuole dare lustro al futuro; di una dignità ritrovata che questa città merita; di una costruzione di una nuova concezione che leghi ancor di più Messina ai messinesi, in un rapporto in cui al miglioramento della città corrisponda il miglioramento della qualità della vita.” I lavori sono stati coordinati dall’assessore alle politiche della casa e al risanamento, Angela Bottari che nella sua introduzione ha sottolineato che nell’anniversario del Terremoto di Messina e Reggio Calabria, si è insediato formalmente il “Laboratorio Messina 0808”, quello definito “Forum” nella Delibera della Giunta municipale . “Abbiamo scelto di chiamare questo strumento partecipativo Laboratorio – ha detto l’assessore Bottari – non per vezzo e nemmeno per difficoltà di ordine lessicale. È una scelta precisa. Alla base di essa poniamo l’idea che il percorso che conduce al centenario del Terremoto di Messina deve avere basi larghe e condivise. Laboratorio è infatti il luogo dove si produce pensando. Il “Laboratorio Messina 0808” sarà il luogo dove la Città contribuirà, proporrà, si cimenterà collettivamente nella definizione di una sua rinnovata identità. L’idea del centenario ha innegabilmente una forte connotazione simbolica. Non è senza amarezza che questa città è costretta a guardare indietro verso quello che avrebbe potuto essere “un nuovo inizio” e che tale, alla resa dei conti, non è stato. Le vicende della città nella storia d’Italia con il sovrappiù tragico e non richiesto del terremoto del 28 dicembre 1908, nel loro insieme danno vita ad un contesto dai tratti non certo indecifrabili, ma nel quale le dinamiche di lungo periodo e l’evento catastrofico si mischiano in maniera certamente forse irripetibile. La storia di Messina negli ultimi cento anni sembra avvitarsi su se stessa. Un quadro di riferimento comune a tante realtà del meridione del nostro paese, ma che si fonde, venendone pesantemente condizionato, con l’evento della sua completa distruzione e con gli effetti di lungo periodo che ne derivano. A queste condizioni la nostra città non poteva non correre il rischio di perdere la propria identità ed il proprio ruolo. Perdite materiali ingentissime, fuga o scomparsa di gran parte della popolazione, la marginalizzazione progressiva del suo ruolo nel Mediterraneo, la distruzione della seconda guerra mondiale, l’assistenzialismo precoce che fin dalla ricostruzione ne segna ante litteram il carattere clientelare. Questi elementi, messi insieme, fanno di Messina non un enigma, ma qualcosa di simile ad un labirinto concettuale. Capire dove inizi la progressiva marginalità economica e dove finisca il portato della scossa delle 5.20 del 28 dicembre del 1908 non è stato facile. Ma questo non può continuare ad essere un alibi. Vogliamo pensare, per convinzione e non per gingillarci con grandi idee un po’ vuote, che non sia troppo tardi. La città di Messina non sarà morta se saprà ripensare se stessa. Se saprà ripartire da ciò che essa ha saputo essere e da ciò che un territorio straordinario, da millenni, le ha attribuito. Messina, per noi, è la città che ha una natura mitica, il cui mare considerato nefasto in epoche antiche ha suggestionato i poeti. È la città che, almeno fino al seicento, è stata una potenza mediterranea non di secondo piano, per i suoi traffici, per la seta, per l’influsso di commercianti e comunità di tutta Europa. È la città la cui tragedia ha un impatto sulla coscienza collettiva europea tale che il bambino Elias Canetti, premio nobel per la letteratura, serberà un ricordo indelebile della visione, dentro “il tunnel degli orrori” del Prater di Vienna di quella che oggi definiremmo una ricostruzione virtuale del disastro di Messina : ”…il terremoto di Messina. Prima si vedeva la città in riva al mare azzurro, le molte case bianche sul pendio di una montagna, un paesaggio placido e sereno illuminato dal sole; il trenino si fermava e la città sul mare pareva vicinissima, quasi sembrava di poterla toccare. In quell’istante io scattavo in piedi […] si sentiva un boato terrificante, si faceva buio, si udivano sibili e gemiti spaventosi, la terra tremava e ci scuoteva tutti, tuonava di nuova tra lampi accecanti: tutte le case di Messina erano in fiamme, in un chiarore divampante”. Tra la visione di Canetti e il nostro presente, sembra che l’immagine di questa città si sia consumata in una triste parabole che passa dalla rappresentazione tragica della distruzione, dalla solidarietà mondiale, ad un finale paragonabile a quello descritto da T. S. Eliott quando in “La Terra Desolata” descrive la fine del mondo il cui arrivo si manifesta “non con un rimbombo, ma con un lamento”. Il lamento. A lungo è rimasto solo quello. È tempo che il lamento si trasformi in parola ad alta voce, chiara e comprensibile. Parola che reclama futuro. È per questo che proponiamo non un viaggio onirico nella memoria alla ricerca nostalgica di una incontaminata felicità che fu. Non era felix, la Messina che ci è stata sottratta. Non era felice. Ma era. La Messina di oggi, recuperando consapevolezza, deve sapere essere, deve volere essere. Non vogliamo indulgere alla contemplazione statica ed un po’ disperata della Messina mitizzata proprio perché distrutta. La Città ricorda. La Città rinasce. È il messaggio che vogliamo affidare ai messinesi. Il centenario al quale pensiamo non può essere un momento si sfogo o di mero sentimentalismo. Cattiva è quella memoria che ottunde, che non ripensa criticamente il presente attraverso il passato. Vogliamo una memoria affilata. A partire da ciò che, da oggi a quella data, può essere, se non risolto, almeno impostato nella individuazione di una prospettiva che non sia la ripetizione del passato e dei suoi errori. Il centenario è un momento inutile se resta soltanto simbolico. È una occasione se invece trasforma i suoi molti simboli, le sue molte ferite aperte in possibilità. Forte è, a Messina, la sensazione, anche pressante, che la Città debba darsi al più presto un ruolo ed un compito precisi. Come abbiamo letto in altri documenti prodotti nel dibattito che ha accompagnato l’inizio della Conferenza Economica Cittadina, è certamente un problema di regia, efficacemente descritto come effetto di un circolo vizioso, per il quale la carenza di regia, ovverosia di visione, si autoalimenta nel momento nel quale viene percepito. Non è quindi un caso se questa Amministrazione ha inteso mettere in piedi un percorso partecipato per la definizione di un Piano Strategico che passa attraverso la Conferenza Economica Cittadina alla base della quale sta una larga consultazione delle categorie produttive, delle associazioni, delle professioni, degli intellettuali. Punto di arrivo di questo percorso è il 2008, anno spartiacque tra il passato ed il futuro. Non pensiamo però soltanto ad un percorso tutto interno alle linee programmatiche dell’Amministrazione in carica. Siamo convinti che una occasione come quella del Centenario non sia di esclusiva pertinenza dell’Amministrazione Comunale, quale essa sia. Ne è prova il Comitato Promotore delle diverse istituzioni, che ha già sottoscritto un Protocollo di Intesa. Una Città con alle sue spalle uno sconvolgimento come quello del 1908, ha l’esigenza di contribuire con tutte le sue forze, con le sue tante anime, con le sue differenze, ad un progetto che non soltanto investe tutta la comunità, ma che può contribuire ad una sua rinascita. In questo senso, noi chiediamo al Laboratorio di diventare il luogo dove confluiscono, appunto, tutte le anime di questa Città, con la consapevolezza di non dovere condurre un dibattito interno estenuante, ma con il coraggio di proporsi all’esterno, cercando di costituire un evento di larga risonanza, plurale, ricco di contributi scientifici, artistici, culturali. Dando una immagine, speriamo corrispondente alla realtà, di una Città che per un anno intero si apre al mondo, che racconta il proprio tragico passato non per farne la propria litania, ma per parlare e aprirsi al mondo. Per fare. L’amministrazione Comunale, pur tra tante difficoltà, ha intrapreso la strada del fare. L’Evento Messina 2008 può costituire insieme lo stimolo ed il collante per una iniziativa che punti ad uno sviluppo innovativo. Lo spirito di una Città capace di relazionarsi, interagire, collaborare già si avverte. Indicativo è il logo “Messina0808” offerto dall’Ordine degli Architetti ed il contributo puntuale di idee e suggerimenti da parte di Maurizio Bernava che, pur se tanti avevano pensato al centenario del Terremoto, è stato il primo ad individuarne la portata strategica fin dal passato Congresso della CISL. Atti di generosità sono necessari ed essenziali per una città che vuole ripensare il proprio ruolo. La Provincia, l’Università, l’Autorità Portuale, la Curia, lo IACP, la Sovrintendenza, il Museo, la Biblioteca Regionale, le Professioni, l’Imprenditoria, la cultura diffusa, l’associazionismo, le Organizzazioni Sindacali. È già in campo uno spirito positivo ed una cultura del fare, contrapposta alla cultura della diffidenza, che produrrà effetti positivi. Ora il Governo Regionale e Nazionale devono fare la loro parte per far sì che la ricorrenza del centenario possa produrre risultati duraturi per la Città. “Messina0808”: il 2008 dovrà essere l’anno per eccellenza della strategia dello sviluppo di Messina. Unica città di luce e di mare è lo slogan emerso dal Forum Cittadino per il Piano Strategico che abbiamo voluto riprendere. È una felice sintesi di contenuti che in questi mesi, con l’aiuto di tutte le competenze, dovremo essere capaci di esplicitare. “Messina0808”: il 2008 dovrà mostrare una Città cantiere aperta ai lavori di recupero della Cittadella. Ampliamento dell’approdo di Tremestieri. Svincoli. Il confronto sull’affaccio al mare. Periferie che attraverso la riqualificazione e la ristrutturazione dei beni architettonici diventano nuove centralità urbane. Risanamento e sbaraccamento, già programmati e progettati – per i quali esigere maggiori risorse dalla Regione e dallo Stato – imprimendo una ulteriore velocizzazione al processo già in atto e per il quale Monsignor Marra, voglio ringraziarlo, è stato costantemente severo stimolo. Il Laboratorio Messina0808 sarà a breve riconvocato per decidere le modalità e gli strumenti di lavoro. Pensiamo che dovremo costituire gruppi tematici, l’attività dei quali dovrà articolarsi per sessioni. È questa una delle opportunità che l’Amministrazione Comunale mette a disposizione di tutta la Città. Come ha scritto Giorgio La Pira, “Anche le città hanno un’anima. (…) Una città non può essere amministrata e basta. Non è niente amministrare una città, bisogna darle un compito, perché se non le si dà un compito muore”. “Il sentiero di Isaia”, Ed. Paoline, Milano, 2004.” Linee generali di indirizzo programmatico per l’“Evento Messina 2008” La storia di Messina è straordinaria quanto drammatica. L’unicità che essa può vantare non è l’effetto deformante delle ristrettezze di una visuale provinciale ed unilaterale. Il terremoto del 28 dicembre 1908 ne ha drammaticamente sconvolto la storia. Il sisma ha gravemente compromesso la sua continuità di comunità, mettendo in discussione, come all’epoca venne dibattuto, anche la possibilità stessa che la città potesse essere ricostruita. Nelle settimane seguenti al ventotto dicembre, infatti, vennero autorevolmente valutate ipotesi come quella di bombardare le macerie rimaste o di non ricostruire la città lasciando al suo posto soltanto uno scalo ferroviario oppure, in subordine, di non farvi rinascere l’Università. Si vuole ricordare questo per dare il segno di quanto il terremoto di Messina meriti la connotazione di Evento e, di conseguenza, di come tutte le categorie in uso alla politica, all’economia, all’urbanistica, alla stessa pietas per le vittime potessero risultare sconvolte e messe in gioco allora e di come oggi, a distanza di quasi cento anni, siano uno stimolo di eccezionale importanza per promuovere una commemorazione che non sia soltanto un atto di pur doveroso rispetto, ma una occasione unica per pensare e ripensare una vicenda urbana, politica, economica, di cultura e, infine, di identità. Se il terremoto di Lisbona del 1755 aveva mosso la, per quanto irrispettosa, accorata riflessione di Voltaire sul valore delle Teodicee e sulla asserita assenza di Dio, quello di Messina veniva a cadere in un momento della storia europea caratterizzato dal rapido ingresso nel “secolo breve”, con il suo carico di imponente sviluppo materiale, con la nascita tumultuosa del “socialismo”, con la prima guerra mondiale dietro l’angolo. Dal punto di vista della storia delle idee, invece, quegli anni corrispondono all’incirca al progressivo declino dell’idea delle “sorti magnifiche e progressive” ed alla cosiddetta “krisis”, ovvero al venir meno di una lunga stagione di ottimistica fiducia. Il terremoto di Messina, evento geologico che avviene su una scala temporale distante dalla vicenda umana, si cala pure dentro la storia di un popolo, di una civiltà, di un mondo che inizia ad avere una visione sempre più larga dei propri movimenti ed eventi. Se nel Settecento la riflessione sui terremoti manteneva l’impronta aristotelica, pur cercandone le cause in base alle teorie o congetture fisiche dell’epoca, il Terremoto di Messina cade appunto nel punto più alto, ma di crisi, dello scientismo. Naturalmente, proprio in forza di ciò che la rende unica, la storia di Messina si presta facilmente, fatalmente si potrebbe dire, ad un equivoco esiziale per la capacità di comprenderne anche i problemi del suo presente. Esso consiste, in estrema sintesi, nell’idea che essa, prima del Terremoto, fosse una sorta di città ricca e felice, e che pertanto, a partire dal giorno dopo, ne fosse improvvisamente subentrata la decadenza, direttamente per distruzione. L’indubbio pregio di questo modo di vedere è quello di scaricare tutto intero il peso di una vicenda storica su un punto cardine, che è allo stesso tempo il punto finale e quello di inizio di una vicenda che ha invece sue precise coordinate e logiche che, per certi versi, nemmeno la immane distruzione ha potuto annientare. Non totalmente almeno. La percezione della dimensione immane, letteralmente incommensurabile, dell’evento, insomma, rischia di funzionare come un potente strumento per depotenziare la lucida visione dei processi storici e politici che ne hanno determinato e condizionato la storia. Non solo: la tentazione a far rientrare il Terremoto di Messina sotto una categoria, per così dire, metafisica è poco corretta perché de facto occulterebbe una circostanza piuttosto sottovalutata, ovvero che una parte non trascurabile del disastro di Messina venne provocata dalla cattiva qualità delle costruzioni e dalla pratica diffusissima delle sopraelevazioni. Questo accenno, però, non deve fare pensare che quanto avvenuto a Messina ed ai suoi sfortunati cittadini possa essere pensato solo in termini di, in ogni caso imprescindibile, prevenzione antisismica. Sarebbe una lettura altrettanto falsante e ridutttiva. Anche ciò considerato, resta comunque evidente che per spiegare la storia di Messina non si può ricorrere alle categorie normalmente in uso per le città del meridione tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo. Non si tratta, comunque, di una mera questione di metodo della ricerca storica. Affermare che la decadenza di Messina inizia con il terremoto vuol dire dimenticare o ignorare che la perdita di ruolo della città va riferita ad un tempo molto più lungo situabile, per larghe linee e per fare uno degli esempi possibili, con la progressiva crisi della industria siciliana della seta prima e, poi, con la politica spagnola dopo la rivolta seicentesca della città. A quali condizioni e in quale prospettiva è possibile e praticabile una rievocazione o una commemorazione del Terremoto del 28 dicembre 2008? Esiste un problema generale, al quale nemmeno una rievocazione per certi versi locale come questa sfugge. La memoria, ancora oggi, in Europa, non costituisce terreno neutro o impersonale. Continua ad emettere, anche al di là della sua specifica collocazione, una sua atroce eco la questione forse centrale del secolo appena trascorso, la distruzione degli ebrei in Europa, fatto distante dall’Evento di Messina, ma che, al di là delle apparenze, interroga la memoria in maniera non del tutto diversa perché attiene a condizioni limite nelle quali proprio il mantenimento della memoria diventa problema centrale, stante la quasi distruzione di una comunità. Ma non è solo questo paragone lontano in tanti sensi: la guerra civile jugoslava, la guerra a noi così vicina, è una tragedia che ci mostra come la costruzione di identità storiche e di popolo più o meno fittizie e strumentali, possa essere messa alla base delle condizioni che portano ad un terrificante scontro etnico. Questo per dire che anche atti pubblici come il commemorare e il ricostruire eventi distanti nel tempo agiscono come costruttori di identità, come atti che sono di per sé politici, anche se spesso solo simbolici. Per costituire una memoria che non si fermi ad una frettolosa o retorica rievocazione, occorre legare il dovere pubblico di rappresentare un momento della storia della Città con un punto che riguarda Messina come forse nessuna altra città al mondo: Messina si è trovata a dovere affrontare un frangente nel quale la forza dell’evento che la stava investendo approssimava la distruzione totale della comunità che la costituiva e della sua specifica cultura. A partire da questa dimensione, dalla dimensione cioè di non rappresentabilità alla quale questa condizione rimanda e dalla conseguente, obiettiva difficoltà a ricostituire, non solo materialmente, ma anche nei suoi riflessi culturali un passato, emerge spontanea perché vitale l’esigenza della memoria; ma non di rado tale esigenza si rivela come la ricerca affannosa di una memoria in un certo senso malata, perché costretta ad ogni passo a dovere verificare se stessa, sia dal punto di vista documentario, sia da quello della sua stessa credibilità e del suo autentico significato. Con il terremoto Messina non perde soltanto la sua storia, non solo viene dichiarata morta in numerose dichiarazioni e corrispondenze dell’epoca. Essa entra in una sorta di silenzio che tanto più grande appare quanto più tenta di essere scalfito da una messe di testimonianze, corrispondenze, pubblicazioni di ogni genere. È un evidente paradosso: l’evento, forse proprio grazie alla propria evidenza e potenza, genera al proprio centro un silenzio ai cui margini si situano voci clamanti nel deserto di un fatto che, eccedendo per molti aspetti la possibilità stessa di essere adeguatamente espresso, genera infine un coro a volte dissonante che non arriva mai a dire tutto quello che pur si potrebbe e vorrebbe esprimere. Una memoria afasica, quasi. Un rincorrere che procede affannosamente, ma i cui esiti finiscono con il non differenziarsi dalla corsa dello sfortunato Achille nel paradosso di Zenone. Per quanto astratte possano sembrare queste linee introduttive a quello che potrebbe essere considerato un semplice atto pubblico di omaggio al passato, si vuole in questo modo porre una questione che coniuga la dimensione storica dell’evento al concreto svolgersi della mancata rinascita della città con il suo futuro. Quello dell’Evento Messina 2008 deve candidarsi a diventare, pena il rischio di una dimensione di provinciale rimpianto di un tempo perduto e nulla più, un fatto caratterizzante la vita della città per tutto l’anno 2008 e in grado di colloquiare con un contesto più vasto, a cominciare dalla città di Reggio Calabria intanto, e poi con altre realtà che hanno affrontato eventi paragonabili. E tanto più potrà tentare di attuare questo percorso quanto più saprà mettere in moto innanzitutto le energie e le professionalità della città, costituendo dei veri e propri laboratori che si incarichino di pensare un futuro per la città e, cosa non meno importante, sapendo fare delle storie, dei limiti e delle ferite di questo secolo trascorso una occasione per ridiscutere, qui, nella Città ridisegnata con un tratto di penna sulle sue stesse macerie (letteralmente), di cosa sia una realtà urbana, di quali siano i modi per costruire una città non soltanto moderna, ma anche riqualificata, ecologicamente sostenibile e così via. Il Terremoto ha provocato una traumatica ed irreversibile dispersione: di vite, di memorie e di tradizioni, di attività e di tutto quello che di una città fa una comunità dotata di una identità verificabile nel tempo. Anche gli spazi, nella città ridisegnata, sono diventati precari. La vicenda di una ricostruzione così immane è ancora oggi sotto i nostri occhi. Per un doloroso, ma talvolta anche fecondo paradosso, quello che sotto pressoché tutti i profili risulta tragico e problematico può offrire delle opportunità. In questo senso, Messina ha l’occasione di trasformare il centenario della propria distruzione in una serie qualificata di atti che tendano a ricostituire almeno una parte di quanto è rimasto disperso. Si pensa ad una capacità e ad una apertura culturale in grado di trasformare Messina nel luogo che, per tutto il 2008, si offre per accogliere ogni evento che culturalmente, economicamente, scientificamente o anche artisticamente voglia fare risuonare quelle domande che il centenario del grande Evento solleva e che non possono e non devono restare il borbottio un po’ provinciale di una città ripiegata su se stessa perché perennemente incompresa e incapace di guardare oltre se stessa. L’Evento Messina 2008 deve essere quindi un momento lungo un anno durante il quale la città si fa quindi carico di ospitare momenti di confronto e dibattito di livello sovranazionale, con il coraggio di mostrare e di mostrarsi, di rileggere gli errori. Di farne, nel senso più alto, occasione di confronto e di politica. La Messina morta agli occhi dei cronisti e dei testimoni di cento anni fa è rinata, anche se forse non del tutto sana. Si trascina fardelli che non può più attribuire totalmente al fato, ma soprattutto ad una concezione poco virtuosa della politica. È difficile resistere alla tentazione, dovendo pensare alle manifestazioni pubbliche sul centenario del terremoto, di dare un profilo troppo alto ad un evento che, proprio per la sua intrinseca forza non soltanto immaginativa, autorizza quasi qualsiasi visione e che è, appunto, naturalmente portato a forzare la visione di chi vi si accosti. In un certo senso, il fascino di Messina, anche agli occhi di tanti suoi cittadini, risiede in questa natura nascosta, nel contesto di incertezza che il suo passato continua a mantenere vivo e nella risonanza, non meno influente per il fatto di essere vaga, del terribile che cela nelle sue viscere. Ma il rischio di celebrare con una giaculatoria un po’ vuota le virtù del passato senza avere il coraggio di analizzarlo criticamente sarebbe, anche per la mentalità di noi cittadini di oggi, esiziale. Sarebbe un velo di generale assoluzione che soffocherebbe in maniera, questa sì, mortale, una realtà che vivacchia senza vere prospettive, senza forza di proposizione, senza amore del rischio. Una amministrazione pubblica solitamente non è chiamata a fare filosofia, né a costituire identità. Solitamente gli atti rituali sono sufficienti a commemorare gli eventi che riguardano una comunità. Nel caso della città di Messina si tratta però di un evento che ha inciso in una maniera così decisiva sulle sorti attuali del suo presente che l’ordine consueto dei rituali e delle commemorazioni si rivela del tutto inadeguato, ancor più di quanto possa risultarlo altrove. In un certo senso, governare una città come Messina può voler dire dovere porre, in maniera larga, democratica e plurale, le basi per una ricostruzione della e delle identità, il che non implica una mitizzazione del passato, ma una armonizzazione di esso con il presente e, fatto strategico, una visione del futuro. Il nostro tempo ci insegna, nel bene e nel male, che l’immagine è molto, spesso quasi tutto. L’Evento di un secolo fa ci consegna, oggi, resti, spesso quasi indecifrabili di una storia interrotta. Ci consegna anche un secolo di tentativi, non tutti riusciti, di rinascita. Con l’Evento Messina 2008 la città può mettere in circolo proprio la idea della propria immagine, distrutta, cercata, forse anche indefinita. Se l’Evento ha un senso, è quello di rimettere in moto una ricerca, di investire in una città come in una ipotesi. Per essere visionari occorre, in questo caso, anche attingere ad un passato, tanto più prezioso quanto smarrito e dissolto nelle macerie. L’immagine perduta della città di cento anni fa non può essere solo cercata per bisogno di storia e di “paternità”, ma può essere l’elemento simbolico a partire dal quale si costruisce una immagine del futuro. Attraverso l’istituzione formale di un percorso per arrivare all’appuntamento con il centenario, per tutte le considerazioni sin qui svolte, si compie un atto che abbraccia molte delle scelte di una amministrazione. Se si riescono a stimolare ed a rendere attive e partecipi le energie che questa Città pur possiede, se si instaura un circuito virtuoso nel quale tutti abbiano interesse a portare il proprio contributo ad una commemorazione che sia sempre ed innanzitutto il primo passo verso il futuro, allora si può dire che non si sono soltanto ricordati i morti, ma che, soprattutto, si è reso un servizio ai vivi, ai cittadini di oggi ed a quelli di domani. Oggi pomeriggio alle ore 17, nella chiesa di S. Maria Alemanna, sarà poi presentato il libro “Le mani su Messina” di Dario De Pasquale. Oltre all’autore all’incontro interverranno il preside della facoltà di scienze politiche di Messina, Andrea Romano; l’architetto Giusy Currò, dell’università di Reggio Calabria; l’assessore alla cultura, Francesco Gallo e l’editore Armando Siciliano. L’anno 2008 è stato dichiarato “Evento Messina 2008” ed in tale contesto sono state indicate alcune tappe fondamentali per un percorso che porti ad una approfondita riflessione sulla storia della città, utile al “recupero di memoria ed identità smarrite negli anni, premessa essenziale per costruire su basi solide il futuro e per definire strategie per far superare le marginalità politiche, economiche, sociali e culturali che hanno caratterizzato negativamente, negli anni, la città.”

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