Francavilla, i particolari degli appalti truccati

FRANCAVILLA SICILIA – I lavori pubblici a Francavilla di Sicilia, dal novembre 2002 ai primi mesi del 2005, sarebbero stati “controllati”, secondo i carabinieri della Compagnia di Taormina, da uno stretto giro di persone: 32 tra impiegati dell’ufficio tecnico comunale (5 su 7), titolari di imprese edilizie di Brolo, Patti e Capo d’Orlando, ingegneri che avevano il compito di certificare lo stato dei lavori. Professionisti che, secondo le indagini, in alcuni casi sarebbero stati indicati dalle stesse imprese che, così facendo, si assicuravano una persona loro vicina per controllare le opere fatte e dare il “nulla osta” al pagamento degli stati di avanzamento. In poche parole una vera e propria holding che sarebbe riuscita a far eseguire opere per 5 milioni di euro, ricevendo cambio, come ha affermato il capitano Domenico Albanese, comandante della Compagnia, «certamente qualche beneficio».
Tra le richieste dei militari anche l’emissione di 11 ordinanze di custodia cautelare. L’indulto, però, ha “cancellato” ogni cosa tanto che il gip Antonino Genovese non le ha accolte.
Le opere finite nel mirino dei militari dell’Arma, grazie ad esposti e denunce presentati anche da privati cittadini, sono principalmente quelle connesse alla realizzazione di una discarica in contrada Morfia con relativa centrale biogas, al rifacimento di piazza Matteotti con l’installazione di una fontana, alla costruzione di un impianto sportivo a Barillaro. Lavori tutti eseguiti dalle ditte “Alak srl”, “Pinto Vraca Carmelo e Giuseppe”, “Castrovinci Basilio” e “Servizi ecologia”.
I particolari del servizio sono stati resi noti, in conferenza stampa, anche dal tenente Vincenzo Sieli (responsabile del reparto Operativo della Compagnia) e dal maresciallo Nicola Santamaria, comandante della stazione di Francavilla.
Agli indagati il pubblico ministero Giuseppe Farinella ha contestato, a vario titolo, i reati di turbativa d’asta, truffa continuata ed aggravata in danno dell’amministrazione pubblica, astensione dagli incanti, falsità ideologica e peculato.
Secondo la ricostruzione dei militari, che si sono avvalsi anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, le cinque imprese edili – sostenute e favorite da buona parte degli impiegati dell’ufficio tecnico comunale – avevano messo in piedi una sorta di “cartello” impenetrabile da altri concorrenti, in modo da avere la certezza di aggiudicarsi i lavori che, via via, venivano appaltati. Dalle indagini è scaturito che le ditte concorrenti erano sempre le stesse e le buste delle offerte venivano consegnate all’ufficio comunale secondo uno schema prestabilito: a distanza di pochi minuti l’una dall’altra e con offerte in ribasso che variavano tra l’1% e l’1,3%.
«Probabilmente – ha evidenziato il capitano Albanese – a presentare le buste era anche la stessa persona. In più, come accertato dagli esperti del “Ris” dell’Arma, il contenuto era anche scritto dalla stessa mano».
Le ditte estranee a questo “accordo” o non venivano a conoscenza della gara d’appalto o, in caso contrario, si vedevano consegnare schemi di domanda inesatti, in modo da dichiarare le loro offerte inammissibili in fase di apertura delle buste.
Le intercettazioni telefoniche hanno consentito di scoprire che le percentuali di ribasso erano telefonicamente dettate dai responsabili dell’Ufficio tecnico comunale ai titolari delle imprese aggiudicatarie dei lavori e, sempre secondo i carabinieri, gli stessi progetti – poi pagati con soldi pubblici – venivano di fatto realizzati dai tecnici delle imprese appaltanti anziché dagli ingegneri del Comune.
L’accordo tra le cinque ditte, infine, sarebbe “certificato” dall’uso “comune” dei mezzi d’opera e del personale per la realizzazione, a Francavilla, dei lavori appaltati. «In più – ha proseguito il capitano Albanese – nel corso di un servizio di osservazione abbiamo notato, al casello di Patti, il responsabile della ditta vincitrice della gara spartirsi parte degli introiti con il responsabile di un’altra ditta. Impresa, quest’ultima, che aveva partecipato all’aggiudicazione ma non aveva vinto».

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