SULLE DROGHE LEGGERE TROPPE BUGIE

Spinello libero del tutto? Il ministro Livia Turco dispone che da ora in poi, nelle loro tasche, i ragazzi possono avere fino a quaranta spinelli circa. Per consumo personale? Non è pensabile. Per creare comunella coatta tra amici? O per spaccio? Occorre il coraggio di risposte oneste, se no la prossima tappa sarà un nuovo decreto per spinelli venduti ai supermercati, nelle discoteche, nei pub. Se la filosofia che sta dietro al provvedimento appena preso è quella di alzare la soglia di tolleranza per scongiurare il carcere a chi viene trovato con la “roba” in tasca, dobbiamo riconoscere che siamo già in una china pericolosa. Quali altri reati declasseremo per evitare le sbarre?
Intanto il ritornello si ripete: «Le droghe leggere non sono da confondere o equiparare con quelle pesanti»; «Ognuno ha il diritto di usare la droga o di rifiutarla». Grazie a queste pubbliche esternazioni, sappiamo ora che accanto agli spacciatori di sostanze illecite ci sono politici che preparano il terreno. La domanda pesa: forse che alla classe di governo piace il giovane sballato, euforico e disordinato? Ed è forse così che si predispone l’Italia di domani, meno “impazzita” di quanto a qualcuno appaia oggi? Quali no siamo disposti oggi a dire, per avere domani dei cittadini migliori?
C’è chi ha affermato, in interviste andate in onda al telegiornale, che l’uso di marijuana e hashish facilita un concetto positivo di sé. Ipotecare una simile idiozia, equivale a sostenere la tesi che tutte le persone per evolvere e prendere coscienza del proprio io, dovrebbero usare “canne” o altre sostanze stupefacenti, stimolanti, eccitanti. Ma così siamo realmente alla fiera del demenziale. Si vuole legittimare una sostanza stupefacente che, assunta magari per capriccio, nuoce gravemente alla salute. Si cerca, inoltre, di sostenere che gli “spinelli” abbiano assunto, nella cultura giovanile, lo stesso significato psico-sociali che veniva associato all’alcol e al tabacco nelle generazioni pr ecedenti.
Di fronte a simili affermazioni, sarà bene precisare – come già faceva ieri don Mazzi dalle colonne di questo giornale – che i consumatori di marijuana e hashish corrono rischi concreti. Queste sostanze stupefacenti – falsamente definite leggere – producono nel tempo effetti pesanti. Si può clinicamente sostenere che un bombardamento di hashish e marijuana sulla struttura neurologica è psicotizzante. Sono ormai documentati, nelle cartelle cliniche dei diversi centri psichiatrici, centinaia di casi psicotici provocati dall’uso o abuso di cannabis.
Lavoro da più di 25 anni tra i tossicomani e non ho alcuna voglia di fare del terrorismo massmediale. Ma la verità che è portato di un’esperienza va pur detta. Talora, tra i più compromessi nella psiche ci sono proprio i consumatori della cosiddetta “droga leggere” o “erba”. Molti psichiatri ormai parlano di disturbi vari di personalità causati proprio dal consumo di marijuana e hashish. Gli effetti tossici e gli scompensi non sono leggeri. L’esame dell’urina può rilevare la presenza di cannabinoidi anche dopo due mesi dall’uso. L’alta solubilità dei cannabinoidi nei grassi, nei lipidi, spiega la lunghissima permanenza nel corpo di tali sostanze.
Il criterio per definire “droghe leggere” i derivati della cannabis è quello obsoleto della crisi d’astinenza fisica come per l’eroina, la morfina e gli oppioidi in generale. La cannabis non provoca crisi dolorose d’astinenza, ma dà un’indubbia dipendenza psicologica, legata al ricordo dell’esperienza piacevole. Se è vero che una “canna” sopisce le fonti interne ed esterne d’ansia, disinibisce e rilassa, è altrettanto certo che produce impulsività, distorsione del tempo e dello spazio, pensieri deliranti, angoscia. Leggiamo su un pacchetto di sigarette: «Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno». Forse varrebbe la pena dire la stessa cosa per le cannabis, altro che raddoppiare la disponibilità giornaliera.

 

 

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