Operazione fiumi sicuri, Legambiente boccia Messina

Tra i 273 comuni della Sicilia classificati ad alto pericolo di alluvioni e frane, il 76% ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico e la metà presenta in tali aree interi quartieri. Due comuni su tre vi vedono sorgere fabbricati industriali, che comportano in caso di esondazione, oltre al rischio per le vite dei dipendenti, anche lo sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. A fronte di un territorio ancora così marcatamente fragile, soltanto il 14% dei comuni ha iniziato ad intraprendere la delocalizzazione di strutture presenti in zone a rischio e nel 59% non si svolge una manutenzione ordinaria dei fiumi, dei torrenti, delle fiumare e delle opere di difesa idraulica. Dati che evidenziano un alto livello di attenzione per frane e alluvioni. Sottotono le attività di protezione civile a livello comunale per rispondere all’emergenza in corso: solo il 66% delle amministrazioni comunali si è dotato di un piano d’emergenza e appena il 32% lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Carenza supplita però da una buona organizzazione a livello regionale e dal nutrito volontariato di protezione civile che ha saputo distinguersi in più di un’occasione nell’isola come nelle emergenze sul continente. Complessivamente solo il 21% dei comuni svolge un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico e oltre la metà addirittura non fa praticamente nulla per la prevenzione delle frane e delle alluvioni.

 

 

Questi sono solo alcuni dati di “Ecosistema Rischio 2006”, l’indagine inedita di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presentati oggi a Messina durante la conferenza stampa organizzata nel corso della tappa siciliana di “Operazione Fiumi 2006”. Alla conferenza stampa sono intervenuti Daniel Noviello, portavoce nazionale di “Operazione Fiumi”, Salvatore Granata, segretario di Legambiente Sicilia; Antonino Ferro, Assessore all’Ambiente della Provincia di Messina e Davide Comunale, responsabile dell’Agesci Protezione Civile Provincia di Messina. Con “Ecosistema rischio” Legambiente ha concentrato l’attività di monitoraggio proprio sui 273 comuni siciliani classificati a rischio da Ministero dell’Ambiente e UPI nel 2003, per verificare cosa facciano realmente le amministrazioni per prevenire il pericolo a cui sono esposti territorio e cittadini. Tra le amministrazioni comunali della Sicilia intervistate, sono 33 quelle che hanno risposto in maniera completa al questionario di Ecosistema rischio (oltre il 12% dei comuni a rischio della Regione). 

 

“In una regione che paga anni di abusivismo e di urbanizzazione irrazionale e sciagurata – spiega Daniel Noviello portavoce della campagna – i comuni hanno accumulato troppo ritardo nella prevenzione e nell’organizzazione locale di protezione civile. I piani d’emergenza che permettono alla popolazione di sapere cosa fare e dove andare in caso di pericolo e di organizzare soccorsi tempestivi, sono pochi e troppo spesso datati. Gli abbattimenti e le delocalizzazioni delle strutture a rischio sono poche mentre continuano a crescere strutture abusive sin dentro le fiumare. Le amministrazioni comunali dovrebbero fare di più, prendendo spunto da un’organizzazione regionale di protezione civile – conclude Noviello – che negli ultimi anni ha fatto invece grandi passi in avanti”.

 

E’ Canicattini Bagni (Sr) il comune più meritorio della regione, anche se quest’anno nessuna amministrazione comunale siciliano raggiunge l’eccellenza. Canicattini Bagni ottiene infatti un 8,5 in pagella e una classe di merito complessiva di buon lavoro svolto. Maglie nere in Sicilia ai comuni di Sutera (CL) e Caltabellotta (AG) che, pur avendo interi quartieri in zone a rischio, non hanno messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del rischio idrogeologico. Tra i capoluoghi che hanno risposto all’indagine bocciati Messina e Caltanisetta, con rispettivamente un voto in pagella di 2 e 3.

 Legambiente, che già il 14 e 15 ottobre è scesa insieme al volontariato di protezione civile e alla Regione lungo oltre 50 corsi d’acqua per concrete opere di prevenzione delle alluvioni, bonificando lungo le sponde piccole e grandi discariche abusive di rifiuti ingombranti, con Operazione Fiumi rilancia il suo impegno per la realizzazione di una seria politica di risanamento di un territorio che risulta ogni anno più fragile, per non dover mai più assistere a frane o inondazioni annunciate.

 

“Nella nostra regione la pesante eredità di un passato fatto di abusivismo e urbanizzazione sconsiderata delle aree a rischio non è ancora stata superata – spiega Salvatore Granata, segreterio di Legambiente Sicilia – questo rende ogni anno la situazione più preoccupante, per cui ad ogni temporale ci si può attendere una tragedia. Ci sono case e fabbricati industriali, ma anche infrastrutture realizzate senza tenere conto del rischio idrogeologico. E’ necessario prevedere ed applicare un sistema di vincoli urbanistici, realizzare opere concrete ed efficaci di manutenzione e di messa in sicurezza idraulica e dei versanti, rinaturalizzare i corsi d’acqua cementificati e delocalizzare le situazioni a più alto pericolo. Non capiamo come mai per costruire un pilastro del ponte si poteva tranquillamente spostare mezza città  – conclude Granata – mentre non si possono delocalizzare fabbricati e infrastrutture costruite nelle pericolosissime fiumare di Messina”.

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