Opinioni a confronto su ”Agorà”

Riceviamo e pubblichiamo interamente.

Gentilissimo Carmelo Caspanello,
avendo seguito ieri sera su Tele 90 la trasmissione “Agorà”, mi permetto di
scriverLe per esprimere una nota critica nei confronti della scelta
tematica.
Un noto scrittore dei tempi andati lasciò su fogli di carta queste parole
(le riporto come la mia memoria le ricorda): “Se vuoi conoscere il grado di
civiltà di un popolo vai a guardare le sue arti e il suo teatro”. Lasciando
perdere le arti, quelle visive, visto che nella riviera ionica mancano
assolutamente interesse, luoghi ed eventi (quei pochi episodi a cui
assistiamo sporadicamente, mi pare non esprimano livelli qualitativamente
elevati), concentrerei l’attenzione sul secondo ed è a tale proposito che
giunge la mia nota critica. Fare una trasmissione che ha come argomento una
festa importata, che ormai in tante parti del mondo non trova più consensi,
se da un lato può fare discutere sulla voglia di divertimento e sulle
capacità organizzative di privati e istituzioni pubbliche, dall’altro devia
l’attenzione da reali problematiche culturali. Ho appreso da poco tempo che
il teatro Val d’Agrò di Santa Teresa di Riva, unica struttura del
comprensorio ionico che possiede i requisiti di un teatro, già chiuso da
anni, tra qualche mese sarà definitivamente demolito, spero non per
accogliere l’ennesimo supermercato. E’ una notizia che dovrebbe allarmare i
cittadini ed anche le amministrazioni, perché, tutte le volte che chiude un
teatro o muore un’attività legata alle espressioni più alte del genere
umano, è come se scendessimo un altro gradino verso la barbarie. Ma a chi
importa? Al Comune di Santa Teresa? Ai Consorzi vari nati tra i Comuni delle
riviera e quelli collinari? Alle scuole? Agli organi di stampa? Non importa
proprio a nessuno. Mi pare, però, che sul territorio esistano diverse
compagnie teatrali, qualcuna nota persino a livello nazionale; dunque c’è un
“Teatro” e anche un “Pubblico”. Non importa neanche a questi? Ma per una
compagnia gestire un teatro è un’impresa difficile, se non impossibile,
mancando una serie di strutture organizzative che possano garantire la
sopravvivenza dello spazio. Questo, però, è un altro problema. L’aspetto più
grave è la continua reiterazione di un concetto che da anni ormai satura i
dibattiti tra sindaci e assessori locali: investire nel turismo e nella
cultura. Quali, esattamente? E chi decide la qualità e i confini così ampi
dell’oggetto in questione? Chi ha queste competenze? Inoltre: investire
nella cultura significa organizzare solo sagre e balli in piazza, oppure
accarezzare sogni di recupero di antichi sapori e mestieri che, accantonato
il piacere quasi perverso della riesumazione, risultano privi di contenuto
se mancano di un contesto e di una proiezione reale nel tempo presente?
Io termino con questi interrogativi, che lasciano solo sospensioni, ma spero
vivamente che qualcuno, appresa la notizia, si muova, non per istituire
l’ennesimo, inutile dibattito o per cercare ancora consensi politici, ma per
evitare realmente che detersivi, merce sotto costo e promozioni casearie
prendano il posto di poltrone di velluto rosso, sipari e assi di legno,
impoverendo ulteriormente la nostra comunità.
Cordialmente
Ringraziamo il signor Crezzini per l’attenzione prestataci.

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