Messina. Caso Alberti, Mastella dispone ispezione

MESSINA – Il ministro della Giustizia, Mastella, ha dato incarico agli ispettori di procedere ad un’ispezione a Messina sul caso Alberti. Il Guardasigilli vuole verificare eventuali ritardi o inadempienze nel procedimento su Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo boss palermitano, uscito per decorrenza dei termini di custodia cautelare, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della 17enne Graziella Campagna, uccisa 21 anni fa a Villafranca Tirrena. Il cavillo giuridico che ha rimesso “in libertà” Alberti jr è spiegato nell’ordinanza che l’altro ieri mattina la Corte d’assise di Messina presieduta dal giudice Ferdinando Licata ha dovuto adottare: «il termine custodiale che viene in rilievo ai fini del decidere non può che ritenersi decorso: precisamente esso è spirato in data 10 settembre 2006». In sostanza i termini di custodia cautelare (che da quando è stata pronunciata la sentenza di primo grado possono durare per un anno e mezzo, prorogabili per altri 3 mesi) non possono protrarsi oltre, visto che non è ancora iniziato il processo d’appello, anche perché non è stata ancora depositata la motivazione della sentenza. I giudici hanno dovuto quindi accogliere il ricorso presentato il 19 settembre scorso del difensore del boss palermitano, l’avvocato Antonello Scordo, che aveva chiesto la dichiarazione dell’estinzione della misura cautelare in relazione alla sentenza. Ieri nel corso dell’udienza per la trattazione della vicenda la Procura era rappresentata dal sostituto della Dda Emanuele Crescenti, che ha espresso parere contrario alla scarcerazione. Alberti jr rimane per il momento ancora in carcere per un’altra condanna, un “cumulo pene” a 30 anni per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, ma anche in questo caso siamo prossimi alla scarcerazione: dovrebbe uscire definitivamente di cella ai primi di novembre. Il 2 ottobre Alberti jr sarebbe dovuto comparire davanti ai giudici del Tribunale del riesame peloritano, questo perché la Cassazione aveva annullato una decisione precedente del TdL, che confermava la carcerazione dopo la sentenza. Ovviamente il pronunciamento fa decadere questo ulteriore passaggio. La ragazzina lavorava in una lavanderia dove, casualmente, scoprì in una giacca di un cliente degli appunti compromettenti, legati a fatti mafiosi. Quella scoperta decretò la sua morte.

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