Ponte, Totò Cuffaro per il referendum popolare

Perché mai il Ministro Bianchi ha paura di una democratica consultazione referendaria che permetta a siciliani e calabresi di pronunciarsi in merito al Ponte sullo Stretto di Messina? Perché mai questa idea sarebbe balzana? Forse teme di essere clamorosamente smentito da fatti incontestabili?” E’ la domanda che si pone il Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro dopo avere letto l’intervista rilasciata dal Ministro al Corriere della Sera in edicola oggi. Se il Ministro vuole parlare di bizzarrie estive, certamente – prosegue Cuffaro – non avrà difficoltà a trovarne tante, e molto divertenti, fra gli atti del suo litigioso governo, all’interno del quale sono in tanti a credere che il No al Ponte sia insensato ed autolesionista”. L’affannarsi, di diversi esponenti politici di sinistra al NO, in maniera preconcetta, alla costruzione del Ponte sullo stretto da un lato stride, con le affermazioni che da diversi anni, e fino a oggi, moltissimi parlamentari, sottosegretari, vicepremier ed ex ministri, che sostengono il governo Prodi hanno fatto e continuano a fare in favore della realizzazione dell’importante infrastruttura che l’Unione Europea reputa indispensabile per il corridoio 1 Berlino-Palermo, (e infatti ci mette una parte consistente di risorse che altrimenti andrebbero perdute), mentre dall’altro lato diventa sempre più chiaro il tratto di un disegno preciso che tende ad escludere la Sicilia da qualsiasi piano di modernizzazione e di conseguente rilancio economico, sia in chiave commerciale che turistica. Gli esempi – prosegue Cuffaro- sono la presentazione della fantomatica TAV pugliese, questa si senza un centesimo, e “dell’Alta velocità ferroviaria fino a Reggio Calabria” del quale preme Riccardo Villari della Margherita. L’opinione pubblica in questi giorni, tra le tante menzogne che sono state dette da molti, ha preso atto che l’unica grande opera che ha già le risorse per essere costruita è il Ponte sullo stretto, (certificato dal Ministro Padoa Schioppa), e che l’Unione Europea è parte attiva alla realizzazione visto che “Bruxelles ci metterà i soldi” (Ministro Bianchi sul Corriere della Sera). Sull’ipotesi avanzata dal presidente della Regione, Totò Cuffaro, di indire un referendum popolare sul ponte sullo Stretto si è espresso, in una nota diffusa, il Presidente di Legambiente Messina, Daniele Ialacqua, che giudica poco seria la proposta di Cuffaro.

“Dare la parola ai cittadini sulla questione Ponte tramite un referendum popolare: – scrive Ialacqua – una proposta in apparenza seria e democratica, degna di essere discussa, soprattutto se tale proposta fosse stata avanzata prima che si firmasse il contratto per il varo del progetto definitivo del Ponte, prima della gara per la ricerca del general contractor, prima della legge obiettivo del 2001 che ha scavalcato le comunità locali.

Guarda caso, però – continua – la proposta di tenere un referendum sul Ponte viene avanzata oggi da chi è da tempo favorevole al Ponte e proprio all’indomani delle elezioni politiche che hanno portato al governo il centro-sinistra contrario al Ponte. Perché tali sostenitori della democrazia diretta non hanno richiesto il referendum prima? Forse perché erano convinti che il governo Berlusconi potesse costruire il Ponte, senza porsi neanche il problema di cosa ne pensassero i cittadini?

Inizia a giugno l’onorevole Musumeci che chiede al governo Prodi, chissà perché, di indire in Sicilia un referendum consultivo per sapere cosa ne pensano i siciliani.

Musumeci – incalza il Presidente dell’associazione ambientalista – si è dimenticato che per tenere in piedi il progettato Ponte sono necessari due pilastri ed uno cade in Calabria. Cosa si fa se i siciliani vogliono il Ponte ed i calabresi No, o viceversa? Sulla stessa zoppicante democrazia referendaria è il presidente della provincia regionale di Messina Leonardi ed i suoi alleati che, oltre ad escludere i calabresi, escludono tutta la Sicilia tranne la provincia di Messina, Floresta compresa! Ma perché escludere coloro i quali sono venuti a marciare il 5 giugno scorso a Messina con gli striscioni “Licata vuole il Ponte”, “Piedimonte etneo dice si al Ponte”, “La pescheria di Catania vuole il Ponte”? Per dare la parola solo ai siciliani si esprime anche il presidente della Regione Sicilia Cuffaro che addirittura dichiara che se il governo Prodi non vuole fare il Ponte lo faranno da soli i siciliani.

E ci risiamo: ma se i calabresi non vogliono, cosa ce ne facciamo della costruzione di un solo pilastro del Ponte?

Ma perché non fare votare al referendum solo gli abitanti di Torre Faro e Villa S.Giovanni? In realtà sono i diretti interessati…ma sarebbe troppo limitante, visto che gli effetti del Ponte vanno al di là dei due centri. Allora la provincia di Messina? E perché escludere i calabresi? Allora la provincia di Messina e Reggio Calabria? Ma soci della società Stretto di Messina sono la regione Sicilia e Calabria, perché escludere i loro abitanti? Allora facciamo votare tutti i siciliani ed i calabresi? Ma quelli residenti o anche gli emigranti?

E si, perché il sogno del Ponte viene coltivato da intere generazioni di siciliani e calabresi ed inoltre, come dice qualcuno, si potrebbe fare riferimento a loro per mettere i soldi necessari per la costruzione del Ponte! Ma i soldi per la costruzione del Ponte non li mette anche lo Stato italiano? Ed allora perché escludere gli italiani?

Ma non c’è pure un contributo dell’Unione europea? Non sarebbe più giusto coinvolgere anche gli europei? E visto che lo Stretto di Messina non ha nulla da invidiare ai beni tutelati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, perché non fare votare tutto il Mondo?

La democrazia – conclude – è una cosa seria ed i cittadini hanno già scelto democraticamente un governo che aveva nel suo programma elettorale una chiara presa di posizione contro il Ponte sullo Stretto. Il resto sono tutte chiacchiere da spiaggia!!!”.
 
 

Leave a Response