Alì Terme, oggi i festeggiamenti del patrono S. Rocco

ALI’ TERME – Oggi, mercoledì 16 agosto, gli aliesi festeggiano il patrono S. Rocco. A sovrintendere il comitato organizzatore il parroco Vincenzo D’Arrigo, coadiuvato dall’ormai esperto Rocco Romeo. Si inizia  alle ore 8 con una messa nella chiesa di Maria Ausiliatrice e alle 9 in quella della Beata Eustochia nel quartiere Mena. Alle 11, dopo la messa solenne nella chiesa parrocchiale, nella piazzetta antistante benedizione dei cani. Alle 18 processione del simulacro lungo la via Marina, Francesco Crispi e al rientro funzione religiosa in piazza Beata Maddalena Morano. Seguirà un concerto della banda di Fiumedinisi e a conclusione i giochi pirotecnici la cui caratteristica è quella di essere ”sparati” sul pelo d’acqua del mare. Il culto per S. Rocco risale ad alcuni secoli addietro quando nel tratto di mare di Capo Alì, incagliata tra gli scogli, venne trovata una cassa contenente una piccola statua del Santo, probabilmente gettata in acqua dall’equipaggio di un vascello in difficoltà.
San Rocco nasce tra il 1345/50 a Montpellier (Francia), in una famiglia benestante, forse nobile, cristiana. Vive in un mondo segnato dal flagello della peste (in due anni muoiono in Europa 20 milioni di persone) e nel quale la Chiesa attraversa un grande momento di crisi.
All’età di 20 anni resta orfano di padre e madre e decide, forse spronato dalle ultime parole del padre morente, di seguire Gesù Cristo. Forse entra nel terz’ordine francescano, quindi lascia tutti i suoi beni, veste l’abito da pellegrino e parte per Roma. Durante il suo pellegrinaggio si dedica alla assistenza e guarisce molti malati di peste in modo miracoloso. La sua fama di guaritore si diffonde. A Piacenza si ammala anche lui. Soffre così tanto che è allontanato dall’Ospedale perché “disturba” con i suoi lamenti. Resta solo in un bosco dove verrà salvato da un cane che gli porterà pane tutti i giorni. Il padrone del cane, Gottardo, incuriosito dal suo comportamento, lo seguirà e così conoscerà e diventerà poi il suo unico discepolo.
Ripartito verso Montpellier, in un località non nota (probabilmente in Italia) viene fermato e sospettato di spionaggio. Verrà messo in prigione perché si rifiuterà di dire il suo nome, in quanto aveva fatto voto di non rivelarlo per non godere dei benefici derivanti dalla sua nobiltà. Lì rimarrà, per 5 anni, morendovi il 16 agosto tra il 1376 ed il 1379.
Dopo la sua morte, per possedere le sue reliquie e godere dei favori della sua protezione, non si farà scrupolo di trafugare il corpo del santo dalla chiesa di Voghera e portarle a Venezia. In seguito, una reliquia del santo verrà donata a Montpellier. In Italia quasi 60 località portano il suo nome e a lui sono dedicate oltre tremila tra chiese, oratori e luoghi di culto.
Caratteristiche della sua iconografia: uomo in età adulta, il vestito da pellegrino, con il cappello a larghe falde, il cane che gli porta il pane, un segno (in genere sulla coscia sinistra) della peste da lui contratta.

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