UN ATTO D’AMORE PER S. TERESA RIVA? TUTTI A CASA

Carlo Lo Schiavo, sindaco di S. Teresa di Riva,  ha dunque dovuto inghiottire l’ennesima pillola amara nel momento in cui si è visto bocciare lo statuto comunale. E’ l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una realtà politico-amministrativa che si trascina stancamente da oltre un anno e che vede un consiglio comunale spaccato in ben quattro tronconi. E ciò sta a significare che non c’è una maggioranza, il che tradotto in termini semplici significa che il Palazzo comunale è stato spogliato dai poteri istituzionali. Tante, troppe le alchimie, gli avvitamenti, i contrasti interni ed esterni che fin qui caratterizzano un’amministrazione che ormai non ha più senso di continuare nel suo affannoso e vertiginoso cammino. Per cui forzare la mano per tirare avanti alla meno peggio equivale ad una sorta di suicidio collettivo nel quale viene coinvolta l’intera città. E quando il sindaco Carlo Lo Schiavo sostiene che la legge gli consente di andare avanti pur non disponendo di una maggioranza in consiglio, ha pienamente ragione da un punto di vista formale ma in taluni casi sarebbe opportuno necessario far prevalere il buon senso per ridare speranze e nuovi scenari politici ad una città che ormai è attanagliata da mille problemi. Ovviamente non tutte le colpe sono del sindaco di S. Teresa di Riva perché nel calderone bisogna mettere l’intero Consiglio comunale che non ha dimostrato sensibilità politica nei confronti degli elettori. Ed allora, quello che ci viene spontaneo dire ai politici di turno di S. Teresa di Riva è di fare un bagno di umiltà nel rispetto del mandato popolare. Sarebbe un atto d’amore. Altrimenti bene farebbero ad andarsene tutti a casa e lasciare così spazio a quanti hanno a cuore le sorti di S. Teresa di Riva.

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