S. Alessio Siculo, in ricordo di Onofrio Zappalà

S. ALESSIO SICULO – E’ stato definito il programma delle manifestazioni per il 26. anniversario della strage alla stazione ferroviaria di Bologna in cui perse la vita, tra gli altri, Onofrio Zappalà, un giovane di S. Alessio Siculo. Due gli appuntamenti nella cittadina jonica per il ricordo e la memoria.  Il 2 agosto ci sarà una serata commemorativa e religiosa, con la presenza di don Ciotti (fondatore del gruppo Abele e presidente dell’associazione Libera). Don Ciotti, officerà la santa messa alle ore 19 nella chiesa parrocchiale di S. Alessio Siculo ed alle  21 terrà un incontro nei giardini di villa Genovesi.
   Sempre lo stesso giorno, dalle 17 alle 21 sarà aperto lo sportello  di Posteitaliane per l’annullo filatelico. Il 5 agosto,  nell’anfiteatro dell’hotel Capo dei Greci premiazione della prima edizione del “Premio Zappalà  -incontro alla vita 2006”.
   Nel corso della serata verranno assegnate 4 borse di studio ad altrettanti studenti degli istituti superiori della nostra zona. La serata sarà allietata da un concerto. Prenderanno parte alla serata: Paolo Bolognesi presidente nazionale dell’ associazione familiari vittime delle stragi e Roberto Scardova giornalista Rai, che ha presenziato agli incontri con gli studenti per il lancio del premio Zappalà. L’iniziativa che ormai è diventato un appuntamento fisso, è stata fortemente voluta dagli amici di Onofrio Zappalà, tra cui ci sono dei compagni di liceo. La strage alla stazione ferroviaria di Bologna avvenne il 2 agosto del 1980.

Come se tutto. . . doveva accadere
                   Il giorno dopo la strage in cui è morto, Onofrio Zappalà, (27 anni, siciliano, da due mesi assunto dalle Ferrovie dello Stato come guardiano alla stazione di Porretta) avrebbe dovuto incontrare a Bologna la fidanzata Ingeborg, una maestra danese di 22 anni, che vive a Copenaghen, dove lavora in un asilo nido e studia pedagogia. I due giovani si sarebbero poi recati per qualche giorno a casa dei genitori di Onofrio, a San’Alessio Siculo, un paesino costiero a metà tra Messina e Catania.

      Ad attendere Ingeborg c’era invece un agente della Polfer cui è toccato l’amaro compito di dare la tragica notizia alla ragazza.

      I due fidanzati si erano conosciuti qualche anno fa sulla spiaggia di San’Alessio, dove Ingeborg era in vacanza. Un legame nato quasi per scherzo, ma che via via era diventato sempre più solido, al punto che pochi giorni prima della scorsa Pasqua Onofrio partì per Copenaghen, dove Ingeborg gli stava da tempo cercando un impiego. Sembrava anzi che ci fossero ottime possibilità per un lavoro in fabbrica. Ma una volta giunto in Danimarca, Onofrio seppe, attraverso i genitori, di essere stato convocato a Reggio Calabria dalle Ferrovie dello Stato per una visita di pre-assunzione. Quasi si era scordato della domanda che circa tre anni prima aveva presentato alle FF.SS. per ottenere lavoro.

      La novità veniva a sconvolgere un po’ tutto, e i due fidanzati ne parlarono a lungo. Alla fine, d’accordo con Ingeborg, Onofrio decise di accettare, e si trasferì a Porretta. Da sette anni era alla ricerca di un “posto sicuro”, da quando cioè terminò il Liceo Classico per poi iscriversi, senza troppa convinzione, alla facoltà di lettere dell’Università di Messina. Al secondo anno abbandonò definitivamente gli studi. In famiglia c’era bisogno di guadagnare, e Onofrio si adattò a qualsiasi lavoro: impiegato, fattorino, e anche manovale, come suo padre.

    A Porretta Onofrio si è trovato subito bene, grazie al suo carattere aperto e gioviale. I suoi compagni di lavoro, saputo della tragedia, hanno fatto quanto era possibile per aiutare il padre e la sorella, giunti a Bologna col primo aereo, quando Onofrio ancora non figurava né tra i vivi, né tra i feriti o i morti. Quando il “Carlino” decise di aprire la sottoscrizione, giunse in redazione una lettera, firmata dai “colleghi, amici e conoscenti della stazione di Porretta Terme”.  Chiedevano un aiuto concreto per la famiglia Zappalà. “I genitori – dice la lettera – sono anziani, e la madre è in precarie condizioni di salute”.   Siamo venuti a Sant’Alessio Siculo per consegnare dieci milioni della sottoscrizione ai genitori di Onofrio. Il padre Ilario, che ha 53 anni, ci ha accolto con uno straziante sfogo di pianto e di violenta rabbia. Non riesce a rassegnarsi. Con lui c’è la moglie Domenica, che già prima della morte del figlio soffriva di una forte depressione psicofisica. E’ distrutta. Fino a qualche giorno fa, c’era con loro anche Ingeborg, che ora (dopo i funerali) è tornata in Danimarca.  Maria, la maggiore delle due sorelle di Onofrio (entrambe sposate e residenti a Sant’Alessio Siculo), ricorda quel sabato. “Mio fratello – dice – stava aspettando un treno che lo portasse allo scalo di San Donato, dove da qualche tempo era stato distaccato. Pochi minuti prima dello scoppio, due suoi compagni di lavoro lo avevano invitato ad andare a bere qualcosa, ma Onofrio non ne aveva voglia, ed è rimasto sul marciapiede del primo binario. I suoi due colleghi si sono salvati”.

Mauro Bassini

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