Chiesti 7 rinvii a giudizio per estorsione nel Taorminese

MESSINA – Il sostituto procuratore della Dda di Messina Ezio Arcadi ha depositato all’ufficio Gip sette richieste di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Good Friend”, con cui nel gennaio scorso il magistrato e i carabinieri di Taormina avevano bloccato l’attività di un gruppo di presunti appartenenti al clan Cintorino di Calatabiano che taglieggiavano commercianti e imprenditori di Taormina e Giardini Naxos.
Due nomi in meno quindi rispetto all’atto di chiusura delle indagini preliminari che il magistrato aveva inviato due mesi addietro, questo perché due indagati, Mario Paratore, 23 anni, di Antillo, e Santo Messina Paranta, 31 anni, di Antillo, hanno da tempo chiesto di poter accedere ai riti alternativi, in particolare al patteggiamento della pena.
Le richieste di rinvio a giudizio riguardano intanto Salvatore Fichera, 25 anni, originario di Acqui Terme e residente a Fiumefreddo, e Domenico Turiano, 50 anni, di Taormina (si tratta dei due nomi nuovi che vennero inseriti in sede di chiusura delle indagini preliminari): al primo viene contestato un episodio d’estorsione, il secondo deve rispondere d’estorsione e danneggiamento con incendio.
Coinvolti poi nelle richieste anche Carmelo Porto, 48 anni, di Catania; Carmelo Spinella, 34 anni, di Calatabiano; Gaetano Scalora, 42 anni, di Calatabiano; Tiziano Trimarchi, 23 anni, di Taormina; Giuseppe Grillo, 43 anni, di Taormina. Questi cinque indagati insieme a Paratore e Messina Paranta vennero arrestati nel gennaio scorso con l’accusa di avere taglieggiato commercianti e imprenditori di Taormina e Giardini Naxos, ma anche di altri centri ionici, nel corso di un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Taormina in esecuzione di un ordine di custodia cautelare siglata dal gip di Messina Marco Dall’Olio, che accolse sette delle nove richieste avanzate dal sostituto della Dda peloritana Ezio Arcadi. A tutti gli indagati nell’ambito dell’inchiesta viene contestata anche la cosiddetta aggravante mafiosa, quella cioé di aver “lavorato” secondo l’accusa per conto del clan Cintorino di Calatabiano.

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