Fiumedinisi, il recupero del Castello Belvedere

FIUMEDINISI – Secondo una antichissima leggenda, raccontata anche in una guida del 1902, i sotterranei del Castello Belvedere di Fiumedinisi nascondono un preziosissimo tesoro. Di fatto la costruzione, realizzata dagli Arabi nel IX secolo quale fortezza, di segreti ne nasconde davvero molti, soprattutto per i tanti reperti archeologici che si trovano sotto la struttura e nei terreni immediatamente adiacenti. Mai interessato da scavi, il castello è ora oggetto di lavori di recupero e valorizzazione grazie ad un finanziamento di 480.000 euro ottenuto con i fondi dell’8 per mille a diretta gestione statale erogati dalla presidenza del Consiglio dei ministri.
I lavori, diretti dall’architetto Maria Elena Carbone, riguardano al momento il consolidamento e il recupero delle strutture murarie e la sistemazione di un’area a parcheggio e della strada di collegamento con il centro abitato. Lavori, questi ultimi, indispensabili per consentire un migliore accesso al monumento che, di fatto, è il più importante del centro collinare ionico. Parallelamente alle opere coordinare dall’architetto Carbone stanno andando avanti gli scavi archeologici, previsti con lo stesso progetto, all’interno della cinta muraria e sotto il controllo della dott. Maria Grazia Vanaria, funzionario della sezione Archeologica della Soprintendenza. Proprio nell’àmbito di questi lavori sono state scoperte delle interessantissime strutture murarie, non rilevate nei vari sopralluoghi precedentemente effettuati.
Poco più di venticinque anni addietro, erano gli anni Ottanta, degli scavi nell’area sottostante a Piano Chiusa avevano consentito interessanti ritrovamenti di epoca romana. Attualmente sono state già individuate alcune strutture, forse una adibita a cisterna, al cui interno sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica di epoca federiciana mischiati ad altri di vario tipo risalenti ad epoche diverse.
Il Castello Belvedere di Fiumedinisi deve il suo nome alla panoramicissima posizione dalla quale domina la riviera ionica tra Capo Alì e Capo Sant’Alessio. Costruito dagli Arabi, è stato sottoposto a lavori ampliamento in epoca normanna. Proprio nei boschi adiacenti Fiumedinisi nel 1197, durante una battuta di caccia al falcone, morì per un malore l’imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, Aveva solo 32 anni. Nel XIV secolo, quale ricompensa per alcune prestazioni, divenne prima di proprietà del capitano di ventura Giovanni Mangiavacca, quindi della famiglia Romano Colonna che però lo abbandonò perché distante dal centro abitato. Ultimamente sotto la struttura sarebbe stata individuata la colonia greca di Nisa.

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