Rimet, aveva capito che il Mondo andava preso a… calci

È stato il primo a capire che il mondo andava preso a calci. Come un figlio ribelle che bisogna rimettere in riga. E poi le cose sarebbero andate meglio. Il gioco del pallone strumento di pace e fratellanza. E, persino, di elevazione sociale. Quello sport che in Inghilterra era nato per far divertire quattro aristocratici annoiati, altrove poteva aiutare ad avvicinare le classi sociali. Un manifesto politico firmato Jules Rimet: un nome, una coppa. Il trofeo che si assegna ogni quattro anni e che dal 1930 al 1970 si chiamava, appunto, Coppa Rimet. Adesso è solo una sigla, Fifa World Cup.
A Theuley-les-Lavoncourt, un paesino della Francia orientale, c’è una statua con l’uomo che ha cambiato le abitudini di tre quarti dell’umanità. Più conosciuto in Sudamerica che nella sua patria. Lui che a undici anni lasciò un villaggio dell’Alta Savoia per seguire il padre che aveva trovato lavoro nella capitale. Una casa in un quartiere popolare, qualche libro da sbirciare, un mondo intero da osservare. La Parigi dell’ultimo spicchio di Ottocento, i fermenti politici, il patriottismo che sconfina nel nazionalismo. E un gioco strano dove le nazioni possono “farsi la guerra” senza versare sangue. Un’intuizione per Jules. Correndo e sudando sull’esplanade des Invalides dietro una palla di stracci. Per compagni di gioco i parigini senza scarpe e senza futuro. Lì, sulla rive gauche degli intellettuali e dei sogni impossibili. Jules che amava la scherma ma aveva capito che il domani si poteva dominare solo scegliendo uno sport di squadra. Rimet è un cattolico convinto, il suo primo “undici” è quello della parrocchia di St.Pierre du Gros-Caillou. Nel calcio ci vede «uno spirito profondamente cristiano, la possibilità di avvicinare le classi sociali e di elevare moralmente e spiritualmente i più poveri». Non aveva previsto solo la variabile Moggi…
Nel 1898 Rimet fonda un giornale cristiano, La Revue, politicamente è ancorato ai valori repubblicani e democratici. La Prima Guerra mondiale, l'”inutile strage” lo convince ancora di più dell’importanza dello sport, e del calcio in particolare, come veicolo di fratellanza. Jules non è un pacifista e sul campo di battaglia si merita la Croce di Guerra per il suo coraggio. Ma gli resta impressa la partita di calcio tra soldati inglesi e tedeschi nella Terra di Nessuno in un pomeriggio del 1914, prima di tornare in trincea.
Il sogno resta una competizione che veda partecipare tutti i Paesi del mondo. Il calcio è di tutti e tutti possono giocare a calcio. Il primo vero embrione di democrazia universale. Per farla attecchire bisogna, però, esportarla. Il Sudamerica è la regione più propizia. Rimet, nel frattempo, è diventato presidente della federazione mondiale del calcio, la Fifa. Un organismo «zoppo», i britannici stanno fuori. Il football è roba loro, gli altri sono solo degli imitatori neanche tanto bravi. Come qualcuno che fa il karaoke al grande Pavarotti. Rimet vola in Uruguay con la coppa del mondo nella borsa insieme ai vestiti e alle lamette per la barba. Il trofeo rappresenta una vittoria alata ma non è la cosa più importante.
A Montevideo non c’è il meglio del pallone, però da quel giorno niente sarà più come prima. Qualcuno ha fischiato il calcio d’inizio di una storia che non vuole saperne di finire. In Uruguay non c’è la televisione e neanche l’Inghilterra e l’Italia. I bianchi declinano l’invito per snobismo, gli azzurri per i soldi. Troppo pochi quelli nelle casse della federazione. Il primo gol lo segna un francese, un omaggio involontario a Rimet, o, più semplicemente un segno del destino. La coppa la vince l’Uruguay. È il 1930. Per quarant’anni il trofeo porterà il nome di quel signore che voleva camminare sulle orme di un altro idealista francese, il barone Pierre de Coubertin. Nel 1970 il Brasile vincerà per la terza volta la Rimet e la conquisterà per sempre. O quasi, perché un ladro riuscirà a compiere uno dei furti del secolo. Adesso c’è solo una copia nella sede della Selecao. Ma anche il calcio non è più lo stesso. Jules Rimet sarà candidato anche al Nobel per la pace. Poi qualcuno dirà che flirtava coi fascisti. Lui che ha fatto una guerra contro le dittature e preso a calci le brutture del mondo. Meglio così, neanche Cruijff ha mai vinto la Coppa del Mondo.

Leave a Response