Nizza di Sicilia. Consiglio comunale infuocato

NIZZA DI SICILIA – Dopo sei mesi di inattività è tornato a riunirsi il consiglio comunale per discutere importanti questioni poste all’ordine del giorno. Sul tappeto vi era, tra l’altro, l’approvazione del bilancio di previsione 2006 e del Piano triennale delle opere pubbliche, con una serie di deliberazioni da adottare a supporto. Anche su questi argomenti l’amministrazione di Carmelo Rasconà si è mossa in ritardo in quanto i termini ultimi erano stati fissati per il 31 maggio, perciò appena in tempo per evitare l’arrivo di un commissario «ad acta». Questo notevole ritardo già da solo dà il quadro della situazione di assenza della direzione politica nella vita della cittadina che si limita all’ordinaria amministrazione, incapace di portare a Nizza finanziamenti e iniziative che possano rilanciarne l’economia. Ma questo consiglio passerà alla storia per l’offesa indirizzata ai cittadini di un intero quartiere, quello di San Giovanni, posto ai limiti del paese lato nord e confinante con il torrente Fiumedinisi. La vicenda è sorta quando, durante la discussione sul Piano triennale, il consigliere di minoranza Maria Giovanna Barbera ha chiesto del perché fosse stato cambiato il nome del quartiere in un progetto di riqualificazione. Nello stesso la zona era indicata come «Antico borgo marino», un titolo altisonante che sta andando di moda in quasi tutti i paesi della Ionica con le varianti del caso.

 

Ruberto: «San Giovanni quartiere di zingari» A interrompere la Barbera è intervenuta il consigliere di maggioranza Simona Ruberto che, rivolgendosi al sindaco, ha affermato che avrebbe fatto più in fretta a chiamarlo «quartiere di zingari», facendo mostra del disprezzo che nutre verso gli abitanti della zona in cui anch’essa vive. È facile prevedere la reazione di imbarazzo del consiglio e la replica della Barbera che ha chiesto alla collega di moderare i termini e di rivedere quanto affermato. A nulla è valso l’invito alla moderazione da parte dell’assessore Gabriella Bolena e del capogruppo di maggioranza, Santi Caruso, che alla fine ha chiesto scusa a nome del suo gruppo. Infatti, la Ruberto, interrompendo il suo capogruppo, ha ribadito e sottolineato le sue accuse. Per la minoranza questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nei confronti della Ruberto (che non è la prima volta che si lascia andare a simili gesti di intolleranza). Ma la minoranza e le forze politiche che la sostengono puntano il dito anche contro il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Tommaso, e il sindaco, presenti ambedue al civico consesso e colpevoli di non aver detto niente per riprendere e frenare le intemperanze della loro rappresentante. Nel paese ci si chiede se l’opinione espressa dal consigliere rappresenti l’opinione della maggioranza o se non sia il caso di richiederne le dimissioni.

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