Savoca. Il convento dei Cappuccini ”non chiude”

SAVOCA – Scongiurata la chiusura dell’antico convento di Savoca, fondato dai padri cappuccini nel 1518, dove, nella cripta sotterranea sono custodite le mummie. Il timore era sorto in seguito alla morte dell’anziano padre guardiano, Remigio Targia. Questa mattina il sindaco di Savoca, Nino Bartolott ha incontrato Francesco Rubino, vice presidente dell’associazione Tao, che gestisce il convento in comodato  per conto dei Cappuccini. Al termine dell’incontro Bartolotta si è detto soddisfatto ed ha annunciato che si sta pensando, nel rispetto dei ruoli, ad una convenzione tra il Comune, l’associazione e i padri cappuccini. ‘’Essendo il Comune soggetto istituzionale – ha detto Bartolotta –  ci permetterà di chiedere finanziamenti regionali per migliorare l’intero complesso. Una volta definita la questione l’amministrazione comunale potrà essere anche in grado di garantire il personale necessario per un’ottimale gestione.  Dunque il convento continuerà a rimanere grazie all’impegno del Comune e dei frati Cappuccini. Nel 2003 è stata restaurata la cripta e nel 2004 la Soprintendenza avviò i lavori di recupero. L’accesso alla cripta è stato facilitato da una apertura laterale che evita ai visitatori di passare dalla chiesa, talvolta, come è accaduto in passato, disturbando le funzioni religiose. All’ingresso dell Convento dei Cappuccini, luogo di grande misticismo dedicato a S. Anna, si trova un affresco che raffigura “San Francesco che riceve le sacre stimmate”. All’interno invece si possono ammirare dei dipinti murari secenteschi che coprono le pareti del refettorio. Le opere pittoriche sono state trasferite dai superiori dell’ Ordine, nel santuario di Gibilmanna in provincia di Palermo, dove sono esposte. Annessa al convento vi è la chiesa dei Cappuccini nei cui sotterranei c’è una cripta con i corpi mummificati di trentadue tra notabili savocesi e frati del convento stesso, morti tra il XVII e il XVIII secolo. Alcuni dei corpi mummificati risultano essere esposti in nicchie, altri in sarcofaghi di legno. Com’ è noto, anni addietro le ”mummie” furono rovinate da vandali che li avevano imbrattate di vernice verde. A restaurarle ci pensò la Sovrintendenza ai Beni culturali.

 

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